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L'Estonian House di Manhattan

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L'Estonian House di Manhattan

Una casa estone trasformata in un’esperienza curatoriale

La storica Estonian House di Manhattan ospita ventidue gallerie internazionali in una art fair fuori dagli schemi

Margherita Panaciciu

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Dal 12 al 16 maggio, nel pieno della frenesia della art week newyorkese, una delle esperienze più sorprendenti e sofisticate della città non si trova nei padiglioni monumentali delle mega-fiere internazionali ma all’interno della storica New York Estonian House, elegante edificio Beaux-Arts sulla East 34th Street che ospita la terza edizione di Esther. La rassegna è diventata negli anni una sorta di culto per collezionisti, curatori e addetti ai lavori: una fiera indipendente, visionaria e volutamente anti-convenzionale, capace di trasformare un ex centro culturale della diaspora estone in un paesaggio immersivo dove arte contemporanea, architettura e memoria convivono senza soluzione di continuità.

Fondata dalle galleriste estoni Olga Temnikova e Margot Samel, Esther riunisce quest’anno ventidue gallerie provenienti da diciotto città del mondo, abolendo completamente il format tradizionale delle art fair. Nessuno stand seriale, nessuna divisione rigida: le opere invadono saloni, corridoi, scale, caffetterie e stanze private dell’Estonian House come in una mostra collettiva diffusa, costruita con un ritmo quasi cinematografico. L’effetto è quello di attraversare un universo parallelo, dove ogni ambiente apre una nuova atmosfera.

Nel seminterrato dalle volte scure, le artiste Darja Popolitova e Madlen Hirtentreu trasformano strumenti dell’industria beauty in installazioni che ricordano macchine di tortura, in un cortocircuito disturbante tra estetica, controllo e corpo femminile. Poco più sopra, il celebre Blue Salon, con pareti azzurre, colonne bianche e un pianoforte al centro, diventa il manifesto perfetto dello spirito Esther: sofisticato, ironico, straniante.

Qui la galleria di Tallinn Temnikova & Kasela presenta le opere di Katja Novitskova, figure sospese tra primi immaginari digitali, creature post-organiche e archeologia dell’intelligenza artificiale, insieme a un abito-scultura della georgiana Thea Gvetadze che sembra uscito da un rituale futurista. Accanto, la newyorkese Laurel Gitlen espone le composizioni tessili di Jill Goldstein e le sculture identitarie di Max Guy, mentre Adams and Ollman porta i dipinti di Bethann Parker, paesaggi delicati che sembrano arazzi dipinti a mano.

Ovunque si percepisce una sensazione rara nel sistema dell’arte contemporanea: collaborazione invece di competizione. È anche per questo che Esther si distingue dalle grandi fiere overrun: qui i galleristi condividono pubblico e collezionisti, costruendo relazioni più simili a quelle di una comunità artistica che a una macchina commerciale.

Eppure il mercato risponde eccome. Durante la preview inaugurale diverse gallerie hanno registrato il sold out delle opere esposte. La galleria newyorkese Management ha venduto integralmente la propria presentazione dedicata all'artista tedesco Willehad Eilers, mentre la cinese Bank Gallery ha collocato opere di Alice Gong Xiaowen e Florian Meisenberg presso importanti collezionisti locali. La galleria estone Kogo Gallery, insieme alla canadese Pangée, ha invece attirato l’attenzione con i biscotti glassati e incorniciati dell’artista lettone Elīna Vītola, venduti a 4.500 dollari l’uno. Anche Thomas Erben, figura storica della scena newyorkese, sceglie Esther per presentare le opere tridimensionali di Mike Cloud.

L’Estonian House non è una semplice location. Dopo la Seconda guerra mondiale fu rifugio culturale per la comunità estone emigrata negli Stati Uniti. Oggi quelle stesse sale accolgono artisti che riflettono su identità, tecnologia, migrazione, corpo e memoria, creando un dialogo sotterraneo tra passato e presente che poche fiere riescono davvero a generare.  Questa terza edizione potrebbe essere l’ultima nella forma attuale. Una targa commemorativa installata ironicamente su uno sgabello del bar dell’Estonian House.

Margherita Panaciciu, 14 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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