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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliIl rapporto tra infrastrutture, design e sviluppo torna al centro del dibattito con l’incontro «Costruire secondo bellezza. Dove infrastrutture e design si incontrano», in programma il 15 aprile 2026 alle ore 18.30 al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, nella Sala Biancamano (ingresso da via Olona 6b). L’evento, della durata di circa un’ora, sarà seguito dalla visita alla mostra.
A moderare l’incontro sarà Guido Guerzoni, Professore di Museum Management all’Università Bocconi. Il punto di partenza è una riflessione sul ruolo delle infrastrutture nello sviluppo socioeconomico: progettare opere significa anticipare bisogni collettivi e contribuire alla qualità della vita. Il confronto metterà in relazione esperienze e scale diverse, con l’obiettivo di evidenziare come il valore di un’opera non sia solo economico, ma anche sociale e culturale.
Tra i casi citati, la linea metropolitana M1 di Milano progettata da Franco Albini e Franca Helg con la collaborazione di Bob Noorda, le stazioni dell’arte di Napoli e la stazione della metropolitana Linea C Colosseo a Roma. A questi si affiancano progetti come il Ponte di Genova San Giorgio, l’Auditorium di Roma e il Centro Culturale Stavros Niarchos di Atene, progettati da Renzo Piano. Esempi che mostrano come la qualità estetica sia parte integrante dei processi di innovazione e inclusione.
L’incontro riunisce progettisti, rappresentanti dell’industria e professionisti della creatività per discutere il rapporto tra bellezza, funzione e tecnologia nella progettazione delle infrastrutture contemporanee.
Il programma propone un confronto ampio sui modi in cui design, industria e infrastrutture si influenzano reciprocamente, con l’obiettivo di leggere il progetto come parte di un sistema più esteso che riguarda lo sviluppo dei territori, l’innovazione e la qualità della vita. Al centro, una riflessione sul valore culturale e sociale delle opere, oltre la sola dimensione tecnica ed economica.
L’appuntamento propone così una riflessione sul ruolo della cultura industriale come leva strategica, capace di connettere passato e futuro e di sostenere l’innovazione in una prospettiva condivisa.
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