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Philip Guston, «Mirror Head», 1977

Courtesy of Christie’s

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Philip Guston, «Mirror Head», 1977

Courtesy of Christie’s

La collezione Zabludowicz in un’asta che racconta trent’anni di arte contemporanea

Da Philip Guston a Richard Prince, da Damien Hirst a Yoshitomo Nara: oltre cento opere della celebre raccolta londinese attraversano le grandi narrazioni dell’arte contemporanea in una vendita destinata a segnare la Summer Season di Christie’s

Lavinia Trivulzio

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Arriverà presto sul mercato una selezione della Zabludowicz Collection, una delle più importanti raccolte private dedicate all’arte contemporanea internazionale, la cui vendita sembra coincidere con la fine di una «stagione culturale». Christie’s ne ha colto perfettamente il significato, scegliendo di fare di Beyond Ordinary – Then. Now. Next. Works from the Zabludowicz Collection  l'attrattiva principale della propria Summer Season londinese: 106 lotti, una stima complessiva intorno ai 15 milioni di sterline e due appuntamenti, live auction il 25 giugno e vendita online dal 18 al 30 giugno, che assumono il valore di una vera ricognizione sull’immaginario artistico degli ultimi trent’anni.

Fondata nel 1994 da Anita e Poju Zabludowicz, la collezione nacque in uno dei momenti più incandescenti della scena britannica. Erano gli anni in cui i Young British Artists ridefinivano il rapporto fra arte, mercato e cultura visiva, mentre Londra diventava il laboratorio di una nuova estetica internazionale. Gli Zabludowicz compresero molto presto ciò che allora appariva ancora instabile o marginale: l’importanza di sostenere gli artisti nei momenti iniziali della loro ricerca, di investire sul rischio, sull’intuizione, sulle pratiche emergenti. Da allora la collezione si è espansa fino a comprendere oltre cinquemila opere, trasformandosi in una piattaforma curatoriale capace di influenzare musei, istituzioni e intere generazioni di artisti. Molte delle opere in vendita sono fresh to the market, acquisite poco dopo la loro realizzazione, e restituiscono oggi l’impressione di un collezionismo guidato più dalla visione che dalla speculazione. 

A dominare la selezione è senza dubbio «Mirror Head» di Philip Guston, grande tela del 1977 stimata tra 3,5 e 5,5 milioni di sterline. Nei suoi rosa sporchi, nelle forme bulbose e in quella figurazione inquieta e quasi claustrofobica, il dipinto concentra tutta la tensione esistenziale dell’ultima stagione dell’artista americano. Guston vi mette in scena un autoritratto mentale fatto di dubbio, ironia e vulnerabilità, confermando perché la sua influenza continui a riverberarsi nella pittura contemporanea. Altro snodo centrale della vendita è «Untitled (Cowboy)» di Richard Prince, appartenente alla celebre serie derivata dalle pubblicità Marlboro e stimato 800mila-1,2 milioni di sterline. Poche immagini hanno saputo sintetizzare con altrettanta efficacia il rapporto tra appropriazione, mito americano e costruzione dell’identità maschile. Prince isola il cowboy dal contesto pubblicitario trasformandolo in un fantasma culturale: un’icona consumata eppure ancora potentissima.

Richard Prince, «Untitled-Cowboy», 1994. Courtesy of Chriestie’s

Il dialogo con gli anni Novanta britannici emerge invece attraverso uno dei nomi imprescindibili della collezione: di Damien Hirst è «I Love You» (1994-1995), stimato 600mila-800mila sterline, e appartiene al momento cruciale in cui l’artista stava ridefinendo i confini fra seduzione estetica e riflessione sulla vita e sulla morte. Realizzata poco prima della vittoria del Turner Prize, l’opera conserva intatta quella combinazione di rigore concettuale e impatto visivo che rese Hirst il simbolo di un’intera generazione. Accanto a lui compare Antony Gormley con «Quantum Cloud XXXII» (2000), scultura in cui la figura umana sembra dissolversi in una rete di ramificazioni metalliche. Stimata tra 300mila e 500mila sterline, l’opera appartiene a una delle serie più celebri dell’artista britannico e testimonia l'interesse costante della collezione verso pratiche capaci di ridefinire la percezione dello spazio e del corpo.

Fra i lavori più spettacolari spicca anche «Farther South and Elsewhere» di Mark Bradford, monumentale composizione del 2016 stimata tra 1 e 1,5 milioni di sterline. Stratificando carta carbone e materia pittorica, Bradford costruisce una superficie che appare insieme geologica e urbana, evocando storie di migrazione, violenza e memoria afroamericana (è uno dei lavori che meglio dimostrano la capacità della Zabludowicz Collection di intercettare artisti destinati a diventare figure chiave del discorso contemporaneo). Questa attenzione verso identità, rappresentazione e tensioni sociali attraversa l’intera selezione. Rashid Johnson, con «Untitled Broken Crowd» (2021), costruisce un mosaico di volti frammentati e nervosi che riflette l’energia caotica della vita contemporanea, mentre Lubaina Himid, attualmente rappresentante della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia,  affronta le politiche della rappresentazione in «Free Healthcare or Free Birdsong».

Rose Wylie, «Sailing Boat», 2015. Courtesy of Christie’s

Non meno importante è la dimensione internazionale della raccolta. «Your Dog» di Yoshitomo Nara, grande scultura in fiberglass del 2002 stimata 550mila-850mila sterline, introduce quella miscela di innocenza infantile e sottile inquietudine che ha reso l’artista giapponese uno dei più amati al mondo. Altrettanto emblematico è «Untitled» (1989) di Albert Oehlen, testimonianza della svolta radicale verso l’astrazione del pittore tedesco, sostenuto dalla collezione ben prima della recente rivalutazione internazionale. La pittura continua a essere uno dei grandi protagonisti della vendita anche attraverso Beatriz Milhazes, presente con «Moinho vermelho» (1999-2000), stimato 600mila-800mila sterline, dove il modernismo europeo si intreccia ai colori e ai ritmi del Brasile, oppure con Rose Wylie e il suo «Sailing Boat» (2015), dipinto ironico e poetico in cui la memoria infantile si trasforma in racconto visivo. Guardando l’insieme delle opere emerge chiaramente come la Zabludowicz Collection non sia mai stata costruita attorno a una sola estetica o a una strategia di mercato quanto piuttosto attorno ad un’idea di contemporaneo come spazio di scoperta permanente.

Lavinia Trivulzio, 28 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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