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Joseph Rebell, «Palazzo Reale di Napoli visto da Largo Reale»

© RMN Grand Palais - Domaine de Chantilly - Michel Urtado

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Joseph Rebell, «Palazzo Reale di Napoli visto da Largo Reale»

© RMN Grand Palais - Domaine de Chantilly - Michel Urtado

A Chantilly la collezione di Carolina Murat e l’epopea napoleonica

Al Musée Condé due mostre complementari tracciano un affresco politico e culturale del Primo Impero, iniziato nel 1804 quando Bonaparte divenne Imperatore dei francesi

Luana De Micco

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In due mostre complementari, entrambe dal 6 giugno al 4 ottobre, il Musée Condé di Chantilly traccia un affresco politico e culturale del Primo Impero, periodo iniziato nel 1804, quando Bonaparte fu proclamato Imperatore dei francesi: nella Salle du Jeu de Paume viene presentata «Da Napoli a Chantilly. Le collezioni della regina Carolina Murat», mentre il Cabinet des Livres ospita «Napoleone a Chantilly». Due percorsi distinti, entrambi curati da Mathieu Deldicque, direttore del Musée Condé e del Musée Vivant du Cheval, ma in dialogo tra loro, che ricostruiscono il rapporto tra la famiglia Bonaparte, i Borbone di Napoli e gli Orléans. La mostra dedicata a Carolina Murat, sorella minore di Napoleone e regina di Napoli dal 1808 al 1815 accanto a Gioacchino Murat, riunisce per la prima volta la collezione di quella che i contemporanei chiamarono la «regina delle arti»: circa 100 opere provenienti da prestiti internazionali e dalle stesse collezioni del Condé, molte delle quali recentemente restaurate o riassegnate. Il museo, con la collaborazione scientifica di Gennaro Toscano, conservatore alla Bibliothèque nationale de France, racconta la storia di questa collezione, della sua dispersione e della successiva confluenza a Chantilly. Il percorso prende avvio dalla Francia imperiale e dalle prime residenze parigine della coppia Murat, dall’hôtel de Thélusson al palazzo dell’Eliseo, dove Carolina sviluppa un precoce gusto per il décor antico.

In questa sezione emergono già le predilezioni artistiche della futura regina: dipinti rinascimentali e seicenteschi, arredi preziosi, opere contemporanee e sculture di Canova, introdotte in Francia proprio grazie ai Murat. Il cuore della mostra coincide naturalmente con Napoli. Qui Carolina, sin dal 1808, trasforma il palazzo reale in un «museo privato», alimentato dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano. La sovrana si circonda di eruditi come Aubin-Louis Millin e François Mazois e sostiene gli artisti del suo tempo che apprezza di più, François Gérard, Jean-Auguste-Dominique Ingres, François-Marius Granet, Benjamin Rolland, Louis Nicolas Lemasle e soprattutto Canova. Alla sua raccolta appartengono tra gli altri anche lo splendido «Paolo e Francesca» (conservato a Chantilly) e il celebre ritratto della regina con il Vesuvio fumante sullo sfondo (prestato da una collezione privata degli Stati Uniti), eseguiti da Ingres nel 1814. Da Napoli arriva invece il «San Sebastiano dopo il martirio» (1814) di Granet. Ampio spazio è dedicato anche alla pittura di paesaggio napoletana, con vedute del Vesuvio e della baia firmate Joseph Rebell e Alexandre-Hyacinthe Dunouy. Dopo la caduta dell’Impero e la fuga dei Murat nel 1815, gran parte delle loro collezioni passò a Leopoldo di Borbone-Sicilie, principe di Salerno. Sarà Henri d’Orléans, duca d’Aumale, genero del principe e futuro fondatore del Musée Condé, ad acquisire nel 1854 l’intera raccolta.

La seconda mostra, «Napoléon à Chantilly», indaga il ruolo che Napoleone ebbe nel destino stesso di Chantilly: l’assassinio del duca d’Enghien, nel 1804, ordinato da Bonaparte, apre infatti la strada alla futura acquisizione del castello da parte del duca d’Aumale. Attraverso libri, documenti d’archivio, incisioni, dipinti e oggetti delle collezioni del Condé spesso mai esposti prima, il percorso ricostruisce l’epopea napoleonica. Tra le opere più significative, una carta dell’Egitto annotata da Napoleone durante la campagna del 1798; un volume, con lo stemma di Napoleone in copertina, che contiene il resoconto della battaglia di Marengo del giugno 1800; il disegno di Prud’hon «Le Triomphe de Bonaparte», esposto al Salone del 1801, che celebra la vittoria di Marengo; un biglietto, senza data, scritto da Napoleone a Giuseppina de Beauharnais, che sposa nel 1796.

Élisabeth Vigée Le Brun, «Caroline Murat e la figlia Letizia», 1807. © GrandPalaisRmn - Château de Versailles - Franck Raux

Luana De Micco, 06 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

A Chantilly la collezione di Carolina Murat e l’epopea napoleonica | Luana De Micco

A Chantilly la collezione di Carolina Murat e l’epopea napoleonica | Luana De Micco