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Carrie Mae Weems, «Painting the Town #35», 2021

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Carrie Mae Weems, «Painting the Town #35», 2021

A Londra Carrie Mae Weems ridefinisce il ruolo dell’immagine nella costruzione della memoria collettiva

Per la sua prima mostra alla Goodman Gallery London sono riuniti lavori recenti e serie significative che riflettono su migrazione, appartenenza e sulle persistenti eredità della traversata atlantica

Alessia De Michelis

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Con la sua prima mostra da Goodman Gallery London, dal 14 aprile al 23 maggio, Carrie Mae Weems inaugura un nuovo capitolo nel lungo rapporto con la scena istituzionale londinese, consolidato negli anni da esposizioni come «Reflections for Now» al Barbican Art Centre. In parallelo, l’artista presenta un film inedito commissionato per l’apertura di V&A East (17 aprile).

La mostra riunisce lavori recenti e serie significative che riflettono su migrazione, appartenenza e sulle persistenti eredità della traversata atlantica. Tra le opere centrali, «Seaside» vede Weems tornare alla strategia dell’autoritratto come atto testimoniale: di spalle, davanti all’oceano, l’artista tenta di tradurre visivamente l’immensità e l’indicibile della storia, mentre fogli dispersi dal vento segnano i limiti della rappresentazione.

Questa tensione tra visibile e invisibile attraversa anche «The Law of Diminishing Returns», in cui cinque fotografie ovali in scala ridotta evocano il passaggio di corpi attraverso l’Atlantico, dalla tratta transatlantica alle migrazioni contemporanee. Analogamente, la serie «Ocean Line» concentra lo sguardo sull’orizzonte, immerso in un blu saturo che oscilla tra contemplazione e trauma, trasformando il paesaggio in un campo emotivo e politico.

Un ulteriore nucleo è costituito da «Painting the Town», realizzato dopo l’uccisione di George Floyd: fotografie di vetrine sbarrate diventano astrazioni involontarie, rivelando come atti di censura possano generare nuovi linguaggi visivi.

Da oltre quarant’anni, Weems si colloca al confine tra immagine e storia, muovendosi tra fotografia, video e performance per interrogare narrazioni marginalizzate. Il suo lavoro, presente in istituzioni come il Museum of Modern Art di New York e la Tate Modern di Londra, coniuga ricerca estetica e impegno politico, configurando la figura dell’artista come testimone attiva dei processi storici.

Insignita nel 2024 della National Medal of the Arts da Joe Biden, Weems continua a ridefinire il ruolo dell’immagine nella costruzione della memoria collettiva, confermandosi tra le voci più incisive dell’arte contemporanea internazionale.

Alessia De Michelis, 10 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

A Londra Carrie Mae Weems ridefinisce il ruolo dell’immagine nella costruzione della memoria collettiva | Alessia De Michelis

A Londra Carrie Mae Weems ridefinisce il ruolo dell’immagine nella costruzione della memoria collettiva | Alessia De Michelis