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Casa Testori ospita la quarta mostra italiana dell’artista austriaco, in cui sono riunite opere nate dopo le esplorazioni di Las Médulas in Spagna, dell’isola di Gyali e di Corinto in Grecia, di Afsluitdijk nei Paesi Bassi e di Magdeburgo in Germania
- Alessia De Michelis
- 11 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Una veduta della mostra «Alla riscoperta di paesaggi perduti» a Casa Testori
A Milano il reliquiario contemporaneo di Robert Gschwantner
Casa Testori ospita la quarta mostra italiana dell’artista austriaco, in cui sono riunite opere nate dopo le esplorazioni di Las Médulas in Spagna, dell’isola di Gyali e di Corinto in Grecia, di Afsluitdijk nei Paesi Bassi e di Magdeburgo in Germania
- Alessia De Michelis
- 11 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliCinque viaggi attraverso l’Europa, cinque territori segnati da ferite ambientali irreversibili, cinque tappe condivise con il regista Antonio Latella. È da questo intreccio tra ricerca artistica, esperienza del paesaggio e riflessione teatrale che nasce «Alla riscoperta di paesaggi perduti», la mostra di Robert Gschwantner ospitata da Casa Testori (Milano) dal 18 aprile al 13 giugno.
L’esposizione riunisce opere nate dopo le esplorazioni di Las Médulas in Spagna, dell’isola di Gyali e di Corinto in Grecia, di Afsluitdijk nei Paesi Bassi e di Magdeburgo in Germania: luoghi trasformati radicalmente dall’intervento umano, tra sfruttamento economico, infrastrutture invasive e disastri ambientali. In questi siti Gschwantner raccoglie materiali e residui che diventano poi parte integrante delle opere, inseriti in tubicini di Pvc trasparente per costruire arazzi, quadri e installazioni dal forte impatto materico.
Il risultato è una sorta di reliquiario contemporaneo, dove le tracce del degrado vengono trasfigurate in forme di inattesa bellezza. Accanto alle opere, mappe, fotografie e video ampliano il racconto documentario, restituendo allo spettatore la memoria di territori spesso dimenticati. La ricerca dell’artista austriaco non si limita però alla denuncia: il suo lavoro tenta una forma poetica di «risarcimento» nei confronti dei paesaggi violati, trasformando le scorie della distruzione in testimonianze visive cariche di tensione estetica ed emotiva.
Centrale nel progetto è il dialogo con Latella, compagno di viaggio e interlocutore creativo. Dalla collaborazione tra i due nascerà anche una pubblicazione, curata da Gilberto Santini, che approfondisce i temi della mostra. «Il viaggio è stato di ispirazione per tutti e due», racconta Gschwantner, sottolineando come proprio durante una delle spedizioni Latella abbia iniziato a scrivere il suo primo romanzo.