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Il ledwall di Palazzo Citterio-Grande Brera si anima, dal 23 aprile al 14 luglio, delle forme biomorfe e algoritmiche di Sougwen Chung (1985), artista e ricercatrice cinese-canadese pioniera nell’utilizzo dell’IA e della robotica nel dare vita a performance virtuali, dematerializzate e «liquide», che prendono forma non nello spazio ma sulla superficie di schermi a led. Da ricercatrice quale è, l’artista ha ideato e realizzato per i progetti della serie «D.O.U.G. (Drawing Operations Unit: Generation)» dei sistemi che le consentono di condividere i movimenti del suo corpo con braccia robotiche che apprendono e riproducono i suoi gesti in forma digitale, sviluppandoli però in una cooperazione creativa tra essere umano e macchina, fino a generare un’entità nuova, ibrida, da lei definita «They», loro.
Quella di Palazzo Citterio è la sua prima personale in Italia ed è curata da Auronda Scalera e Alfredo Cramerotti all’interno dei progetti espositivi organizzati con il Museo nazionale dell’Arte digitale-Mnad che, come spiega Angelo Crespi, direttore Grande Brera, «in questa fase di start up, con una serie di mostre e acquisizioni in collaborazione con la Grande Brera, scandaglia il settore dell’arte digitale, in cui il dato estetico e scientifico si accompagna sempre all’impegno sui temi della contemporaneità stretta: nel caso di Sougwen Chung sul tema dei ghiacciai».
Il titolo della personale, «Body Machine (Meridians)», pone l’accento su quel rapporto sempre più stretto, in cui dati del movimento corporeo si integrano con registrazioni ambientali, sistemi di machine learning e sound design immersivo, generando un sistema di luce, suono e movimento, mentre il sottotitolo, «Meridians» punta sull’ambiguità semantica della parola, tra geografia, percorsi energetici del corpo umano e connessione di luoghi lontani, in un rispecchiamento della duplice cultura, orientale e occidentale, dell’artista e della sua vicenda biografica, diffusa tra il Canada, dov’è nata, la Cina, dov’è cresciuta, e New York e Londra, le città dove vive. Al centro di questo lavoro, il tema dell’acqua e del ghiaccio, e il fenomeno del disgelo specialmente, da lei sperimentato corporeamente immergendosi giorno per giorno per qualche minuto nelle acque ghiacciate e traducendo in immagini digitali le reazioni del suo corpo a una temperatura così ostile per gli esseri umani. Come spiegano i curatori, «il ledwall di Palazzo Citterio diventa così un luogo liminare, in cui il gesto umano e il calcolo algoritmico si incontrano in una coreografia aperta, viva, mai definitiva», mentre Maria Paola Borgarino, direttrice Mnad, da parte sua, evidenzia come «artista e macchina [siano] attori interconnessi, inscindibilmente legati in un processo di continuo ascolto, apprendimento e coevoluzione».
Intanto per la Milano Design Week, la facciata settecentesca di Palazzo Citterio si veste di un’installazione di nappe multicolori, come quelle che decorano le iurte (le tende circolari uzbeke) ripensate da Bethan Laura Wood insieme ad artigiani del Karakalpakstan, la repubblica dell’Uzbekistan che un tempo traeva nutrimento dal Lago d’Aral (una sorta di mare interno) ora quasi prosciugato dalla Russia attingendo acqua dai suoi affluenti per le sue colture. Ma la mostra («When Apricots Blossom», fino al 26 aprile), curata da Kulapat Yantrasast, fondatore di WHY Architecture, che ha puntato sull’artigianato locale come motore per una rinascita culturale, prosegue anche all’interno con esempi di artigianato uzbeko realizzati in collaborazione con designer internazionali, con installazioni e con il suggestivo Padiglione del Giardino, progettato dallo studio WHY Architecture di Kulapat Yantrasast.
Uno still dal ledwall «Body Machine (Meridians)» di Sougwen Chung a Palazzo Citterio, Milano