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Giorgia Aprosio
Leggi i suoi articoliAll’Oratorio di San Lorenzo a Palermo c’è uno spazio vuoto da più di cinquant’anni. Lo suggerisce con chiarezza l’apparato decorativo progettato da Giacomo Serpotta tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento: un insieme di stucchi, figure allegoriche e soluzioni luministiche pensato in relazione diretta con la Natività di Michelangelo Merisi da Caravaggio, oggi assente.
La scomparsa dell’opera viene scoperta la mattina del 18 ottobre 1969. La notizia della tela rimossa dall’altare durante la notte precedente rimbalza rapidamente sui giornali locali e nazionali, trasformando l’episodio in un caso di portata nazionale. Seguono anni di indagini, segnate da piste contraddittorie, testimonianze mai verificate e ricostruzioni spesso smentite, che non porteranno mai al ritrovamento dell’opera. È in questo vuoto che la Natività inizia a circolare soprattutto come racconto: un sapere orale, costruito attorno alla sua assenza. Un’opera più citata che vista, destinata a pesare nel tempo sull’identità stessa del luogo.
Ancora oggi i visitatori si recano all’Oratorio di San Lorenzo per vedere con i propri occhi ciò che non c’è. Il punto in cui si trovava il dipinto continua a funzionare come un centro narrativo e visivo, anche senza l’opera per cui lo spazio era stato concepito. È da questa consapevolezza che nel 2010 nasce la rassegna NEXT, che ogni anno invita un artista contemporaneo a intervenire proprio in quel punto: non per ricostruire né per celebrare, ma per lavorare al posto di, confrontandosi con una mancanza ormai storicizzata.
Per l’edizione 2025–2026 l’artista invitata è Maïa Régis, pittrice franco-italiana, classe 1995, formata al Royal College of Art di Londra. Dopo un percorso internazionale, Régis ha scelto di stabilirsi a Palermo, dove vive e lavora con uno studio nel quartiere di Ballarò. Il contesto urbano della città -tra architettura sacra e vita quotidiana- è entrato direttamente nella sua ricerca pittorica.
L’opera presentata all’Oratorio riprende le dimensioni originali della tela scomparsa, ma se ne distacca per linguaggio e struttura. Non ci sono scene riconoscibili, costruzioni narrative o iconografie tradizionali. La composizione è pensata come un accumulo di energia visiva, in cui forme e figure emergono e si dissolvono sotto le pennellate, al confine tra figurazione e astrazione. Alcuni simboli affiorano e ritornano -cuori, pesci, fiori- insieme a un riferimento alla Madonna del Rosario di Caravaggio, che compare nella parte alta del dipinto, discreto, quasi defilato.
Nella visione di Régis, la Natività non è un episodio concluso, ma un processo in corso. Dal punto di vista tecnico, l’opera combina acrilico e olio, con inserti di tessuto collocati sotto la superficie pittorica, costruendo un’immagine densa e instabile, mai del tutto risolta. Inaugurata alla mezzanotte del 24 dicembre 2025, l’opera rimarrà esposta all’Oratorio di San Lorenzo fino al 17 ottobre 2026, data che chiude simbolicamente il ciclo temporaneo di questa presenza destinata, ancora una volta, a lasciare spazio alla mancanza.
Maïa Régis, Il Cielo di San Lorenzo, 2025. Oratorio di San Lorenzo, Palermo. Courtesy l'artista e FPAC - Francesco Pantaleone Arte Contemporanea. Foto: Fausto Brigantino