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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliDal 6 maggio al 30 agosto il Grand Palais di Parigi ospita «Hilma af Klint. Les Peintures du Temple (1906-1915)», un progetto espositivo coprodotto con il Centre Pompidou durante il suo periodo di chiusura per lavori: per la prima volta viene presentato in Francia il ciclo completo del «Tempio», al quale l’artista svedese, pioniera della pittura astratta, cominciò a lavorare nel 1906. Dopo gli studi alla Reale accademia di Belle arti di di Stoccolma, Hilma af Klint (Solna, 1862-Danderyd, 1944), nata in una famiglia aristocratica, si dedicò sin dalla fine dell’ottocento alla pittura naturalistica, ma portando avanti al tempo stesso una ricerca personale e sperimentale, che prende le distanze dalla figurazione, influenzata dalla frequentazione delle sedute spiritiche. Nel 1896, insieme ad altre quattro donne artiste, Anna Cassel, Cornelia Cederberg, Sigrid Hedman e Mathilda Nilsson, fondò De Fem («Le Cinque»). Il gruppo si riuniva una volta a settimana per tenere delle sedute medianiche e praticare la scrittura e il disegno automatico. È in questo contesto che nel 1906 prese avvio il primo nucleo del Temple, «Chaos originel», 26 tele di piccolo formato che anticipano l’arte astratta, alcuni anni prima di Vassilji Kandinskji e Piet Mondrian. È l’inizio di un lungo ciclo che culminerà nel 1915 con la serie «Colombe» e i monumentali «Retable», un totale di 193 opere. Il Grand Palais espone anche la celebre serie «Dix Plus Grands», del 1907, dieci tele alte oltre tre metri, dai vivaci colori pastelli e le armoniose composizioni, dedicate alle quattro età della vita dell’uomo (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia).
Il percorso include nuclei fondamentali come «Évolution» e «Le Cygne». L’universo iconografico di Hilma af Klint nasce da molteplici fonti: teosofia, antroposofia, scienze naturali e folklore nordico. Determinante l’adesione alla Società Teosofica nel 1904 e l’incontro con Rudolf Steiner, mentore del nuovo movimento spiritualista. «L’inventività del lavoro di Hilma af Klint, che trova pochissimi equivalenti all’inizio del XX secolo, spiega il curatore Pascal Rousseau, scredita nettamente il discorso prescrittivo di fine secolo che sosteneva l’impossibilità dell’invenzione creativa femminile. L’opera di Hilma af Klint smentisce le ingiunzioni misogine degli ambienti simbolisti che frequenta. A tal proposito, l’artista afferma di aver dipinto queste tele sotto influenza di forze psichiche esterne che lei chiama «guide», «angeli», «committenti» o «guardiani». Certo, ammetterà che queste forze dialogano con il suo io interiore, ma ribadisce soprattutto l’idea che la sua ispirazione provenga da altrove, come una smentita formale del mito romantico del genio artistico, che tuttavia lei incarna ai nostri occhi. Questo paradosso mette in luce la doppia contemporaneità di Hilma af Klint e ci induce a vedere quanto la sua opera sia radicata nel suo tempo, attraverso un’estetica simbolista di cui l’artista offre una versione radicale, proiettando al contempo sulla nostra epoca tematiche che non potevano trovare riscontro all’inizio del XX secolo. Inattuale, ovvero pienamente contemporanea». Hilma af Klint lasciò più di un migliaio di dipinti e opere su carta. Ma in vita espose solo i quadri naturalistici e non mostrò mai le sue opere astratte, stabilendo nel testamento che i dipinti astratti dovevano essere resi pubblici non prima di venti anni dalla sua morte. Questi lavori furono presentati per la prima volta al pubblico solo nel 1986, in occasione della mostra «The Spiritual in Art: Abstract Painting 1890-1985», a Los Angeles. E arrivano oggi per la prima volta a Parigi dopo la retrospettiva del 2018 al Solomon R. Guggenheim Museum, che trasformò Hilma af Klint in un caso internazionale e impose definitivamente il suo nome nel dibattito sulla modernità artistica.
Hilma af Klint, 1895 ca. Courtesy of the Hilma af Klint Foundation - photo Moderna Museet, Stockholm, Suède
Hilma af Klint, «Les Grandes Peintures figuratives», 1907. Courtesy of the Hilma af Klint Foundation - photo The Moderna Museet, Stockholm