Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Luana De Micco
Leggi i suoi articoliIl Louvre invita a riscoprire l’opera del «bel Martin», soprannome affettuoso e carico di ammirazione, che Albrecht Dürer attribuì a Martin Schongauer (1445 ca-1491), uno degli artisti più importanti del tardo Medioevo e il più grande incisore della prima scuola tedesca, oggi poco noto al grande pubblico. «Martin Schongauer. Le bel immortel», dall’8 aprile al 20 luglio, riunisce un centinaio di opere, tra rari disegni, una significativa selezione di incisioni e, per la prima volta, quasi tutta la sua produzione pittorica, inclusa la splendida «Madonna del roseto» del 1473, conservata nella Chiesa dei Domenicani di Colmar.
Il percorso si articola in due sezioni. La prima ricostruisce il profilo di Schongauer come pittore, disegnatore e maestro assoluto del bulino. La seconda segue la diffusione della sua eredità figurativa attraverso l’Europa, mostrando come le sue invenzioni iconografiche siano state riprese dagli artisti fino al XVII secolo. Perché era importante riscoprire Schongauer oggi? Lo abbiamo chiesto a Hélène Grollemund, cocuratrice della mostra e responsabile delle collezioni del Dipartimento delle Arti grafiche del Louvre: «Negli ultimi 15 anni, spiega, si è osservato in Francia un rinnovato interesse del pubblico per gli artisti di area germanica e il Louvre conserva una collezione importante di disegni e incisioni di questi autori attivi tra la seconda metà del Quattrocento e il primo Cinquecento. Nel 2020 abbiamo per esempio presentato i lavori di Albrecht Altdorfer. Di Schongauer, il Louvre possiede quasi l’intero corpus delle stampe. Alcuni anni fa, il Musée Unterlinden di Colmar aveva avviato un progetto espositivo su Schongauer, mai portato a termine. Di qui l’idea di una mostra al Louvre da curare insieme a Pantxika Béguerie-De Paepe, conservatrice onoraria del museo di Colmar. Studi condotti in Francia e Germania e monografiche recenti, tra cui quella del 2004 curata da Stephan Kemperdick, conservatore alla Gemäldegalerie di Berlino, hanno contribuito alla comprensione degli anni di formazione di Schongauer e delle influenze che ne hanno plasmato il linguaggio. Oltre a essere la prima mostra su Schongauer in Francia, è anche la prima in cui vengono riuniti sei dei sette dipinti noti dell’artista. I due maggiori si trovano a Colmar. Gli altri provengono da Los Angeles, Monaco di Baviera e Berlino. Solo il dipinto di Vienna non ha potuto viaggiare per ragioni conservative. A questi si aggiunge un’ottava attribuzione: i due pannelli di un retablo che Pantxika Béguerie-De Paepe ha assegnato a Schongauer nel 2024. In mostra presentiamo diversi disegni e più della metà dell’opera incisoria dell’artista, con prestiti anche dall’Albertina e dal British Museum di Londra».
Come si spiega che Schongauer sia oggi quasi sconosciuto?
In vita Schongauer godeva di grande fama come pittore ed era molto apprezzato per le sue incisioni. Figlio e fratello di orafi, possedeva una padronanza tecnica del bulino senza precedenti, che gli permise di rinnovare profondamente quest’arte e rivoluzionarne la tecnica. Conferì grande profondità al segno inciso e restituì la Natura con straordinaria precisione. Un aneddoto che coinvolge Albrecht Dürer testimonia la sua grande notorietà. Giovane artista, Dürer partì per Colmar con il desiderio di incontrarlo, ma quando arrivò Schongauer era morto da un anno. Poté tuttavia conoscere i suoi fratelli e vedere le sue opere conservate nella bottega. L’ammirazione era tale che Dürer acquistò diversi disegni di Schongauer, soprannominandolo «il bel Martin». Diversi suoi disegni di gioventù mostrano una forte prossimità stilistica con Schongauer. Del resto, alcuni disegni attribuiti per lungo tempo a Dürer sono stati poi ricondotti alla mano di Schongauer. Questi cadde nell’ombra con l’avvento del Rinascimento, un periodo di tale trasformazione durante il quale la sua arte poteva ormai apparire arcaica. In questo contesto fu progressivamente oscurato da Dürer. Non si può escludere che la rarità dell’opera pittorica di Schongauer, andata perduta nel tempo, abbia contribuito al suo oblio: il disegno e l’incisione sono arti più riservate a un pubblico ristretto e, inoltre, a eccezione dei retabli di Colmar, gli altri dipinti sono tutti di dimensioni piuttosto modeste. Tuttavia, sin dal XVI secolo e fino ad oggi, Schongauer è sempre stato molto apprezzato tra i collezionisti e conosciuto dagli specialisti.
Quanto ha influito la tradizione orafa di famiglia sul suo lavoro di artista?
Crescere in una famiglia di orafi permise a Schongauer di familiarizzare precocemente con l’uso del bulino, che imparò a maneggiare con grande abilità. Nella sua formazione ebbe però un ruolo importante anche il fertile ambiente artistico dell’Alsazia. I pittori locali dell’epoca traevano ispirazione dai maestri olandesi come Rogier van der Weyden e Dieric Bouts. Schongauer ne fu influenzato e sappiamo che si recò a Norimberga e nei Paesi Bassi. Conobbe i dipinti di Van der Weyden soprattutto in modo indiretto, attraverso disegni, ma l’influenza di quest’ultimo fu comunque molto forte. Basti osservare, di Van der Weyden, il magnifico «Cristo» degli Uffizi o il piccolo «Trittico della famiglia Braque».
Quale eredità ha lasciato Schongauer alle generazioni successive di artisti?
Con la sua straordinaria inventività contribuì a un profondo rinnovamento dell’iconografia. Uno dei massimi esempi è il «Sant’Antonio tormentato dai demoni», in cui Schongauer rappresenta il santo in levitazione, sospeso nel cielo, e non in una grotta come voleva la tradizione iconografica. Inoltre, il santo appare impassibile all’assalto dei demoni, disegnati come creature ibride e fantastiche. Diverse fonti sostengono che un giovanissimo Michelangelo rimase talmente colpito da questa rappresentazione che ne realizzò una copia su tavola e la dipinse. Il dipinto si trova al Kimbell Art Museum di Fort Worth, ma non ne abbiamo richiesto il prestito. Presentiamo invece un «Sant’Antonio» del pittore spagnolo Martín Bernat, che riprende l’iconografia di Schongauer, ma la rielabora collocando il santo in un paesaggio. Mostriamo anche una tempera raffigurante «Santa Caterina da Siena assediata dai demoni», proveniente dal Museo Nazionale di Varsavia, in cui la santa mostra la stessa impassibilità all’assalto delle creature demoniache. Un altro esempio da citare è la grande «Salita di Cristo al monte Calvario». La composizione, che si legge da destra a sinistra, mostra una grande folla variegata che accompagna l’ascesa di Cristo al Calvario. Schongauer fissa un momento preciso: quello in cui Cristo, posto al centro della scena, cade sotto il peso della croce, si volta e fissa lo spettatore, catturando con il suo sguardo l’attenzione di chi guarda. Questa incisione ebbe una lunga fortuna presso gli artisti successivi, di cui presentiamo alcuni esempi. Schongauer lasciò in eredità anche un modo del tutto nuovo di incidere: la sua resa della materia è sorprendentemente moderna. Nelle sue opere emerge una profonda tenerezza nella rappresentazione delle figure umane. Si pensi, nel retablo dei Domenicani, al gesto del Bambino che cinge il collo della Vergine con il braccio e intreccia amorevolmente le dita nei suoi capelli. Schongauer era un grande osservatore della Natura. Nello stesso retablo è possibile riconoscere diverse specie di fiori, rose, iris, fresie, rappresentati con precisione botanica. A questo proposito ricordo un aneddoto: mostrando una delle sue incisioni, quella con la civetta, a uno specialista del Muséum d’Histoire naturelle, questi è stato in grado di identificare con esattezza la specie raffigurata da Schongauer.