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Elmgreen & Dragset, «The Visitor», 2025, e Cornelis de Heem, «Natura morta con frutta e verdura davanti alla balaustra di un giardino», 1658, Francoforte, Städel Musem

Foto Studio Elmgreen & Dragset. © VG Bild-Kunst, Bonn 2025

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Elmgreen & Dragset, «The Visitor», 2025, e Cornelis de Heem, «Natura morta con frutta e verdura davanti alla balaustra di un giardino», 1658, Francoforte, Städel Musem

Foto Studio Elmgreen & Dragset. © VG Bild-Kunst, Bonn 2025

Allo Städel Musem la caccia al tesoro di Elmgreen & Dragset

La curatrice Svenja Grosser illustra la mostra che a Francoforte mette in dialogo lavori del duo artistico con sette secoli di opere della collezione storica

Chiara Caterina Ortelli

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Dal 20 maggio al 17 gennaio 2027, lo Städel Museum di Francoforte ospita «Stillleben mit Gemüse» (Natura morta con verdure), una mostra del duo artistico Elmgreen & Dragset, che si estende attraverso l’intero edificio fino al vicino Liebieghaus Skulpturensammlung. Elmgreen & Dragset sono noti per il loro approccio che attraversa scultura, installazione, performance e architettura. Le loro opere interrogano i codici istituzionali con ironia e leggerezza, trasformando momenti quotidiani in scene poetiche cariche di critica sociale. Curata da Svenja Grosser, responsabile della Collezione d’Arte Contemporanea, la mostra mette in dialogo sculture e interventi site specific con sette secoli di opere della collezione storica, aprendo prospettive inaspettate e quasi surrealiste su strutture museali familiari. L’abbiamo incontrata.

Com’è nata l’idea di invitare Elmgreen & Dragset a dialogare con la collezione dello Städel? C’è stato un momento preciso, un’intuizione, che ha fatto scattare qualcosa?
Nel 2020 abbiamo acquisito una scultura in bronzo di un avvoltoio appollaiato su un albero, intitolata «Si par une nuit d’hiver un voyageur», realizzata dai due artisti. Da quel momento, l’idea di sviluppare una mostra insieme ha cominciato a prendere forma. La scultura è esposta nel nostro Städel Garden dal 2022 ed è anche parte della mostra.

«Stillleben mit Gemüse» (Natura morta con verdure) è un titolo inaspettato per una mostra che affronta anche meccanismi di controllo ideologico e critica istituzionale. In che modo questa immagine è diventata il filo concettuale che tiene insieme tutto?
Il titolo della mostra è stato scelto dagli artisti stessi, che spesso lavorano con una sottile ironia nei loro titoli. In questo caso, fa riferimento a una giustapposizione specifica all’interno della mostra, davanti a «Stillleben mit Gemüse und Früchten vor einer Gartenbalustrade» (Natura morta con verdure e frutta davanti a una balaustra da giardino, 1658) di Cornelis de Heem. «Stillleben mit Gemüse» è dunque un titolo ironico che rimanda a un’opera della collezione dello Städel. Per gli artisti, né le nature morte né le verdure sono tipicamente associate all’arte contemporanea o al coinvolgimento del pubblico, eppure Elmgreen & Dragset suggeriscono che si tratti semplicemente di una questione di prospettiva.

Elmgreen & Dragset, «Still Life (Bullfinch)», 2024. © VG Bild-Kunst, Bonn 2026. Foto Elmar Vestner

La mostra è descritta come una sorta di caccia al tesoro, con interventi disseminati in tutto l’edificio. Come avete deciso, insieme agli artisti, dove collocarli: il processo è stato più intuitivo o analitico?
Entrambe le cose. È stata e continua a essere una collaborazione meravigliosa, ed era importante per noi dare agli artisti lo spazio per sviluppare le proprie idee, contribuendo al contempo con la nostra prospettiva curatoriale.

La mostra promette di rivelare connessioni nascoste tra opere che abbracciano 700 anni. Può darci un esempio concreto di un dialogo inaspettato emerso durante il processo?
Ad esempio, gli artisti hanno collocato una delle loro opere, «Still Life (Bullfinch)», accanto a una natura morta classica di Jean-Baptiste-Siméon Chardin raffigurante una pernice morta. Al contrario, l’uccello nell’opera di Elmgreen & Dragset è animato e respira ancora flebilmente. È solo attraverso questa giustapposizione che si comincia a riflettere sul rapporto tra vita e morte, e su ciò che la natura morta comunica davvero, nature morte in francese, ovvero «natura morta».

La mostra si estende al vicino Liebieghaus Skulpturensammlung. Che cosa aggiunge questa geografia allargata e come hanno collaborato le due istituzioni?
Il Museo Städel e il Liebieghaus Skulpturensammlung sono diretti dallo stesso direttore, Philipp Demandt. Per noi era importante non solo collegare le nostre collezioni attraverso la mostra, ma anche rafforzare la collaborazione tra queste due istituzioni strettamente legate. Un aspetto interessante in questo contesto è che lo Städel è principalmente un museo di pittura, mentre il Liebieghaus è un museo di scultura, il che rende l’intervento di Elmgreen & Dragset particolarmente intrigante. Siamo quindi particolarmente lieti che vi presentino anche una scultura.

Elmgreen & Dragset pongono il visitatore al centro dell’esperienza. Come curatore, come pensa al ruolo del visitatore in una mostra che è volutamente disorientante e giocosa?
Molte delle opere di Elmgreen & Dragset coinvolgono attivamente il ruolo del visitatore. Sculture come «The Visitor», ad esempio, sono posizionate in relazione alle opere della nostra collezione in modo tale da richiedere ai visitatori di rispondervi (fisicamente), suscitando una consapevolezza della propria presenza e del proprio comportamento all’interno del museo. In questo senso, diventano parte attiva della mostra stessa. Come in qualsiasi rassegna, il visitatore è l’elemento più importante, perché è solo attraverso la sua presenza che la mostra prende davvero vita. Qui i visitatori sono invitati a muoversi liberamente ed esplorare; la mostra non segue un percorso lineare, ma lascia invece spazio a momenti di sorpresa.

Elmgreen & Dragset, «Social Media (Terrier)», 2022. © VG Bild-Kunst, Bonn 2026. Foto Elmar Vestner

Chiara Caterina Ortelli, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Allo Städel Musem la caccia al tesoro di Elmgreen & Dragset | Chiara Caterina Ortelli

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