Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Veduta della mostra «Carol Rama. I See You You See Me», Hauser & Wirth, New York, 12 maggio–31 luglio 2026

© Archivio Carol Rama, Torino. Courtesy Estate of Carol Rama, Galerie Isabella Bortolozzi e Hauser & Wirth. Foto Sarah Muehlbauer

Image

Veduta della mostra «Carol Rama. I See You You See Me», Hauser & Wirth, New York, 12 maggio–31 luglio 2026

© Archivio Carol Rama, Torino. Courtesy Estate of Carol Rama, Galerie Isabella Bortolozzi e Hauser & Wirth. Foto Sarah Muehlbauer

Carol Rama a New York: sessant’anni di libertà artistica

«I See You You See Me» ripercorre l’intera carriera dell’artista torinese attraverso un percorso non cronologico che ne evidenzia la straordinaria coerenza espressiva

Beatrice Caprioli

Leggi i suoi articoli

Il 2026 segna un nuovo capitolo nella rilettura internazionale dell’opera di Carol Rama (1918–2015). A pochi mesi dall’ingresso dell’Estate nel programma di Hauser & Wirth, in collaborazione con la berlinese Galerie Isabella Bortolozzi, la sede newyorkese della galleria presenta «I See You You See Me» (fino al 31 luglio), prima mostra dedicata all’artista dopo l’annuncio dello scorso febbraio. Una scelta che affonda le radici in una lunga familiarità con il suo lavoro: Ursula Hauser ne colleziona le opere fin dagli anni Ottanta. Il rapporto con l’Estate assume così una dimensione insieme storica e personale: Manuela Wirth la descrive come «autodidatta, radicalmente indipendente e indomabile», sottolineando le affinità tra la sua pratica e quella di figure come Louise Bourgeois, Eva Hesse, Maria Lassnig e Lee Lozano, a lungo marginalizzate e oggi considerate tra le voci più influenti del secondo Novecento. Curata da Carlo Knoell, Partner and Senior Director di Hauser & Wirth, l’esposizione riunisce oltre sessant’anni di lavoro attraverso un percorso volutamente non cronologico, concepito per mettere in luce le continuità profonde che attraversano l’intera vicenda artistica di Rama.

Carol Rama, «Dorina (Appassionata)», 1943. Foto: Agnieszka Koszyk. Courtesy Estate of Carol Rama, Galerie Isabella Bortolozzi e Hauser & Wirth

Carol Rama, «La mucca pazza (The Mad Cow)», 1997. Foto: Pino Dell’Aquila.

Il mondo inquieto dell’artista torinese prende forma nella Torino degli anni Trenta, tra modernità industriale, cultura letteraria e le tensioni che avrebbero attraversato buona parte della cultura del dopoguerra. Attorno a lei gravitano alcune delle personalità più significative del panorama intellettuale del Novecento, da Felice Casorati, determinante nella sua formazione, a Edoardo Sanguineti, Italo Calvino, Corrado Levi e Carlo Mollino, mentre sarà più tardi il gallerista Luciano Anselmino a favorire l’incontro con figure come Man Ray e Andy Warhol, contribuendo alla diffusione internazionale del suo lavoro. Pur attraversando oltre settant’anni di storia italiana, Rama rimane sostanzialmente estranea a scuole e movimenti. La sua pratica si sviluppa lungo traiettorie autonome, muovendosi liberamente tra figurazione, astrazione e assemblage, mantenendo nel corpo il nucleo costante della propria indagine: desiderio, erotismo, vulnerabilità, malattia e memoria riaffiorano dagli acquerelli degli anni Trenta fino ai lavori più tardi. Il percorso americano rende evidente questa continuità già dall’apertura del percorso, affidata a «Dorina (Appassionata)» del 1943. Da qui la mostra attraversa la stagione del Movimento Arte Concreta per approdare ai celebri «Bricolage» degli anni Sessanta, nei quali materiali industriali e oggetti recuperati trasformano l’opera in uno spazio ambiguo, sospeso tra materia e presenza corporea. Fu Edoardo Sanguineti a introdurre per questi lavori il termine Bricolage, mutuandolo da Claude Lévi-Strauss e dal suo Pensiero selvaggio, dove il bricolage si configura come una pratica fondata sul riuso di elementi preesistenti. Nelle opere di Rama, tuttavia, occhi di bambola, camere d’aria, pellicce e protesi cessano di essere semplici materiali di recupero per trasformarsi in frammenti anatomici, presenze cariche di memoria e tensione erotica. Il percorso si conclude con i lavori della serie «Mad Cow» degli anni Novanta, in cui presenze animali e forme organiche sembrano dissolvere definitivamente il confine tra umano e non umano.

Beatrice Caprioli, 04 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Carol Rama a New York: sessant’anni di libertà artistica | Beatrice Caprioli

Carol Rama a New York: sessant’anni di libertà artistica | Beatrice Caprioli