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Il progetto rilegge archivi di filigrane del XV secolo come dispositivi visivi e politici. Attraverso proiezioni, suono e installazioni, l’opera indaga il ruolo della carta nella costruzione di autorità, conoscenza e sistemi di validazione
- Redazione GdA
- 01 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Claudia Pagès Rabal, «Paper Tears» (dettaglio di un frame), 2026.
Courtesy l'artista.
Catalogna libera e in filigrana a Venezia
Il progetto rilegge archivi di filigrane del XV secolo come dispositivi visivi e politici. Attraverso proiezioni, suono e installazioni, l’opera indaga il ruolo della carta nella costruzione di autorità, conoscenza e sistemi di validazione
- Redazione GdA
- 01 maggio 2026
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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliA Venezia, ai Docks Cantieri Cucchini (San Pietro di Castello 40A), la carta storica diventa materia espositiva e campo di lettura contemporaneo «In Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal, Paper Tears». Il progetto, a cura di Elise Lammer per l’Institut Ramon Llull, prende avvio da un archivio di filigrane del XV secolo conservate al Museu Molí Paperer de Capellades, rilette come dispositivi visivi e politici. Proiezioni laser, schermi LED e una componente sonora immersiva ne riattivano la funzione originaria legata a autenticazione, provenienza e sistemi di validazione.
Il lavoro indaga il ruolo della carta nella costruzione storica dell’autorità e della conoscenza. Le filigrane vengono proiettate nello spazio espositivo e attivate da voci e figure performative che ne interrompono la lettura istituzionale, aprendo a registri narrativi non lineari. La struttura dell’installazione segue una logica di flussi e stratificazioni ispirata ai sistemi idrici, con riferimenti alle reti di acqua dolce e salata che attraversano territori e infrastrutture. Questo impianto organizza la relazione tra immagini, suono e spazio.
Il riferimento alla transizione tra Mediterraneo e Atlantico nel XV secolo colloca il materiale d’archivio in una fase di ridefinizione delle infrastrutture di circolazione di merci, idee e poteri. La carta diventa così supporto per la codificazione di autorità, proprietà e regolazione, con Venezia e Catalogna come nodi centrali. L’installazione si sviluppa attraverso più prospettive, alternando dimensione collettiva e singole voci. Il concetto di «en filigrane» introduce ciò che resta sotto soglia – i significati presenti ma non immediatamente leggibili. Il progetto legge la contemporaneità come continuità di infrastrutture simboliche, in cui le forme di circolazione e controllo si trasformano senza interrompersi.