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Claudia Losi, «Rimettaggi-Cervo alla fonte (lupo)», 2025

Courtesy Monica De Cardenas Milano. Photo © Andrea Rossetti / Héctor Chico

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Claudia Losi, «Rimettaggi-Cervo alla fonte (lupo)», 2025

Courtesy Monica De Cardenas Milano. Photo © Andrea Rossetti / Héctor Chico

Claudia Losi e l’estensione del tempo crudo

A Milano una personale che estende la pratica partecipativa a una visione animistica del mondo

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Claudia Losi torna da Monica De Cardenas con la nuova personale (dal 15 gennaio sino al 21 marzo) intitolata «Tempo crudo», un’espressione tratta dalla ricerca dell’antropologa, poetessa e attivista colombiana Judy Jacanamejoy Chicunque, con la quale in alcune comunità di quell’area culturale s’intende quel fuggevole momento di grazia in cui tutti gli esseri, viventi e no, entrano in concorde, armonica risonanza. La pratica partecipativa e relazionale, l’arte come mezzo, appunto, di relazione comunitaria e inclusiva fa parte da quasi un trentennio del lavoro dell’artista (nata nel 1971 a Piacenza, dove vive e lavora), che con «Tempo crudo» estende però questo modello dalla collettività umana a una realtà più vasta, con un processo di pensiero quasi animistico.

Memorabile resta il suo progetto «Balena Project», 2004-11, in cui la scultura «soffice», imbottita di morbida lana intorno a un’anima d’aria, raffigurante un cetaceo in dimensioni reali (24 metri) ha attraversato il mondo con il suo portato mitico, coinvolgendo persone delle più diverse culture. Ma da allora molto altro è accaduto nel suo lavoro e oggi, a Milano, Claudia Losi presenta lavori inediti tratti dalla recente, grande tessitura jacquard «Being There. Oltre il giardino»: 18 metri di tessuto in cui figurano immagini e testi da lei raccolti nel corso di laboratori e call pubbliche dal 2020 a oggi, realizzata ed esposta grazie a Italian Council. Scaturiti di qui, sfilano in mostra sei arazzi (nella cui trama si accendono di tanto in tanto, a seconda dell’incidenza della luce, i barbagli di fili catarifrangenti) abitati da coppie di figure umane le cui posture fanno eco alle risposte date all’artista da 400 persone cui lei ha chiesto quale fosse la loro idea di «luogo naturale».

Sopra alcuni di essi pendono poi i suoi «Pomi», piccole sculture ricavate da mele svuotate dai calabroni, la polpa sostituita da metallo: piccole tane e al tempo stesso pesi, come quelli che negli antichi telai si legavano ai fili verticali dell’ordito. Insieme, sono in mostra le «Pietre da filo», cioè delle coti, quelle pietre con si affilavano le lame degli utensili del lavoro agricolo, mentre i luoghi liminali della galleria sono sorvegliati dalle figure gracili e metamorfiche delle «Anime sottili». Da ultimo, «Variazione #2», ancora un’eredità delle nostre culture più antiche, salentina questa: un tessuto realizzato con la tecnica tradizionale «a fiocco» dalle tessitrici della Fondazione Le Costantine, nel Leccese, che termina con la lunga appendice dei fili d’ordito, con i loro piccoli pesi, qui accompagnato dai pastelli dei «Disegni di rimettaggio», gli schemi usati per la tessitura.

Claudia Losi, «Rimettaggi-Parole come latte», 2025. Courtesy Monica De Cardenas Milano. Photo © Andrea Rossetti / Héctor Chico

Claudia Losi, «Rimettaggi-Gorgo», 2025. Courtesy Monica De Cardenas Milano. Photo © Andrea Rossetti / Héctor Chico

Ada Masoero, 13 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Claudia Losi e l’estensione del tempo crudo | Ada Masoero

Claudia Losi e l’estensione del tempo crudo | Ada Masoero