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Nella cultura «gridata» di oggi persistono isole silenziose che conservano tesori d’arte di grande caratura messi sì a disposizione del pubblico ma con discrezione: è questo il caso della Fondazione Pasquinelli e della Collezione Antognini di Milano, frutto della passione collezionistica condivisa per l’arte italiana e internazionale del XX secolo di Francesco Pasquinelli (1922-2011), importante imprenditore milanese dalla profonda cultura artistica e musicale, e della compagna di vita Giuseppina Antognini che, scomparso Francesco Pasquinelli, dopo aver istituito la Fondazione che ne porta il nome (attiva nel sociale e nella cultura, soprattutto artistica e musicale: il collezionista era diplomato in pianoforte al Conservatorio di Milano), ha voluto donare un nucleo di capolavori al Museo del Novecento di Milano e contribuire con una donazione di 5 milioni di euro all’ampliamento del Museo stesso nel Secondo Arengario di piazza Duomo.
Ora, in occasione dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, la Fondazione Pasquinelli presenta dal 27 febbraio al 5 marzo nella sede di corso Magenta 42 la piccola mostra «Astrattismo internazionale», curata, come le 22 rassegne che l’hanno preceduta, da Antonello Negri, fra i massimi studiosi dell’arte del ’900, che riunisce 11 opere di area astratta della Collezione Antognini, fra le quali una squillante composizione interventista di Giacomo Balla (1915); un lavoro del 1925, negli anni del Bauhaus, di Vasilij Kandinskij; un bellissimo «Paesaggio femminile» del 1929 di Enrico Prampolini e la «Donna» astratta del 1932 di Joan Mirò. Nel «Museo Segreto», un’autentica gemma: il capolavoro di Paul Klee «Regia nella tempesta» (1938), che il 2 marzo alle 18.30 sarà oggetto di una conferenza di Antonello Negri, il quale il 5 marzo, nel finissage, condurrà alle 17 una visita guidata, seguita dal concerto del duo pianistico Svar (Simona Rosella Guariso e Carlo Balzaretti). Per i bambini, invece, sabato 28 febbraio, Museokids|Laboratorio, gratuito come tutte le altre iniziative (prenotazioni per tutti gli eventi: didattica@fondazionepasquinelli.org, 0245409551).
Oltre alla Collezione Antognini, la Fondazione Pasquinelli conserva la Collezione Francesco Pasquinelli senior, ricca di circa 80 opere da Mantegna, Tiziano, Morazzone a Canaletto, Induno, Previati, Medardo Rosso, e la Collezione Peressutti (della figlia Marina Peressutti, nipote di Francesco Pasquinelli) che sarà oggetto, dal 14 al 24 aprile, in occasione di Art Week e del Salone del Mobile, della mostra «L’architetto Enrico Peressutti e i suoi amici. Max Bill, Alexander Calder, Fausto Melotti, Costantino Nivola e Saul Steinberg». Superfluo rammentare il ruolo avuto da Enrico Peressutti (1908-76) nell’architettura del secolo scorso, rappresentando lui la «P» dello Studio BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) fondato nel 1932, cui si devono, tra molto altro, la Torre Velasca di Milano e il magistrale riallestimento dei Musei Civici di Milano nel Castello Sforzesco.
In mostra s’intersecano architettura, arte e design, in un mix che mette in luce le relazioni professionali dell’architetto, spesso diventate di stretta amicizia: ecco allora Max Bill, Alexander Calder, Saul Steinberg, Costantino Nivola e Fausto Melotti, oltre a suoi disegni e modelli d’architettura e di design (tra questi l’ironico schizzo del 1932 per una sedia «troppo sintetica», prototipi di lampade degli anni Cinquanta e i progetti per il negozio Olivetti di New York, 1954). Come scrive Antonello Negri nel presentare la mostra, «Peressutti non era un collezionista in senso classico, ma un progettista in dialogo continuo con gli altri creatori di forme che per amicizia gli hanno lasciato memoria del proprio lavoro, e di una comunanza di idee, anche con oggetti concreti: disegni, sculture e dipinti». Che ad aprile saranno in mostra nella Fondazione Pasquinelli.
Giacomo Balla, «Bandiere all’altare della patria», 1915, Fondazione Pasquinelli | Milano
Vasilij Kandinskij, «Divenire», 1925, Fondazione Pasquinelli | Milano