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Steve McQueen

Credits Museo Roos Pierson/De Pont.

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Steve McQueen

Credits Museo Roos Pierson/De Pont.

Delicatezza e violenza in Steve McQueen

Steve McQueen approda nei Paesi Bassi con la sua prima mostra personale, fino al 30 agosto 2026, che intreccia cinema, fotografia e scultura

Redazione GdA

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La poetica di Steve McQueen si misura sempre tra opposti. Delicatezza e violenza, poesia e durezza, estetica e realtà cruda convivono nelle sue immagini, sfidando chi guarda a non limitarsi a osservare, ma a confrontarsi. Il suo lavoro non racconta soltanto storie: le impone, con la forza silenziosa di chi conosce il potere del visivo.

La prima mostra personale nei Paesi Bassi dedicata all’artista e regista britannico prende forma come un percorso che intreccia memoria, spazio, tempo e immaginazione. Al centro c’è «Atlas», commissionata dal De Pont Museum e presentato in prima mondiale, affiancato da opere recenti che sondano la storia familiare, la memoria collettiva e le eredità coloniali. Il cinema di McQueen convive con la fotografia, la scultura e la proiezione in un dialogo costante tra movimento e fissità, tra visibile e implicito.

La tecnica del long take diventa il suo strumento più potente. Ogni scena si allunga, respira, coinvolge lo spettatore fino a renderlo parte della narrazione. In «Sunshine State», per esempio, il racconto del padre dell’artista, emigrato da Grenada alla Florida negli anni Cinquanta, si intreccia a frammenti di pellicola d’archivio: le immagini non sincronizzate sottolineano lacune e assenze, ricordando che la memoria non è mai lineare, ma sempre selettiva, frammentaria, viva.

Accanto al cinema, la fotografia di «Bounty» documenta la flora di Grenada in quarantasette immagini a colori. Non sono solo fotografie: sono narrazioni che parlano di storia, appropriazione, resilienza, di ciò che rimane quando le vicende colonizzatrici lasciano tracce profonde e durature. «Atlas», invece, trasforma dati astronomici in un’esperienza visiva sospesa tra scienza e poesia. È un lavoro sviluppato in collaborazione con altri artisti, che porta lo spettatore a misurarsi con il cosmo, con la vastità dei cieli e la finitezza dello sguardo umano.

La carriera di McQueen attraversa cinema e arti visive, cortometraggi sperimentali e film di largo respiro. Ogni opera si concentra su identità, violenza, memoria. Non si limita a raccontare: invita a riconsiderare, a interrogarsi sulle narrazioni consolidate, sulle questioni sociali e storiche che ci attraversano. Per McQueen la distinzione tra cinema e arte visiva non sta nel mezzo, ma nella durata: un film è romanzo, un’opera d’arte è poesia, condensata, essenziale, potente.

Con «Atlas», lo spettatore entra in uno spazio dove memoria personale e immaginario collettivo si intrecciano, dove realtà e poesia si sostengono, dove il tempo e lo spazio non sono misurati, ma percepiti. La mostra diventa un’esperienza totale: le immagini non sono solo da guardare, ma da sentire, da vivere, da attraversare. È la poetica di McQueen in tutta la sua forza, capace di essere allo stesso tempo intima e cosmica, concreta e sospesa, dura e delicata.


 

Redazione GdA, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Delicatezza e violenza in Steve McQueen | Redazione GdA

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