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Nickolas Muray, «Frida con la sua aquila domestica, Coyoacán», 1939, Houston, Museum of Fine Arts, dono di Nickolas Muray

Photo Archives. © Nickolas Muray Photo Archives

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Nickolas Muray, «Frida con la sua aquila domestica, Coyoacán», 1939, Houston, Museum of Fine Arts, dono di Nickolas Muray

Photo Archives. © Nickolas Muray Photo Archives

Frida Kahlo, da compagna di Diego Rivera a icona globale

Al Museum of Fine Arts di Houston sono riunite opere e oggetti appartenuti all’artista messicana in dialogo con cinque generazioni di artisti da lei influenzati

Alessia De Michelis

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 «“Frida: The Making of an Icon” tenta di separare Frida Kahlo come artista da Frida Kahlo (Città del Messico, 1907-54, Ndr) come fenomeno», spiega Mari Carmen Ramírez, curatrice del Dipartimento di arte latinoamericana al Museum of Fine Arts di Houston. Qui, dal 19 gennaio al 17 maggio, saranno riunite 30 opere dell’artista messicana, suoi oggetti personali o materiali d’archivio, e 120 lavori di coloro che alla sua pratica si sono ispirati, come Laura Aguilar, Judith F. Baca, Judy Chicago, Catherine Opie e Carrie Mae Weems. «La mostra rivela come le diverse sfaccettature della complessa personalità di Kahlo, da lei così attentamente plasmata e proiettata, siano state ripetutamente adattate nel corso dei suoi decenni di trasformazione in icona, prosegue. Di conseguenza, la sua immagine è stata assorbita dai desideri, dalle paure e dalle speranze di artisti e attivisti che l'hanno trasformata in proposte innovative che trascendono la loro fonte di ispirazione, pur commentando questioni urgenti».

«Frida: The Making of an Icon» esplora il modo in cui da compagna di Diego Rivera, Frida sia diventata (come suggerisce il titolo) un’icona femminile e femminista attraverso i suoi dipinti, tra cui «My Dress Hands There» (1933) e «Diego e io» (1949).

La mostra è suddivisa in sette sezioni tematiche: «Costruzione/Auto-costruzione»; «Affinità surrealiste»; «Dall’altra parte del confine»; «Dialoghi di genere»; «Neo-mexicanismi»; «Un’eredità pro-attivista»; e «Fridamania». La prima parte del percorso accoglie il visitatore offrendogli una panoramica sulla sfaccettata identità di Frida Kahlo (moglie, intellettuale, artista, attivista, donna con disabilità) che, nella prima metà del Novecento, si confrontava con il movimento surrealista. Negli anni Settanta, quindi dopo la sua morte, il suo nome e ciò che rappresentava vennero adottati dal movimento chicano negli Stati Uniti, diventando simbolo di lotta identitaria, diritti civili e resistenza culturale. Sin da allora, inoltre, la figura di Frida è stata presa a modello nell’arte femminista e queer in quanto riferimento per nuove narrazioni sul corpo e sull’identità. A cavallo tra anni Ottanta e Novanta, invece, molti artisti messicani attinsero all’immaginario dei suoi dipinti per tessere nuovi rapporti con il genere dell’autoritratto, le mitologie indigene, l’arte popolare e la pittura figurativa. Parallelamente, l’impatto globale di Kahlo su artisti impegnati contro razzismo, disuguaglianze e discriminazioni di genere, in particolare su comunità marginalizzate e artisti con disabilità, si è sviluppato fino a diventare fenomeno commerciale e culturale di massa.

Frida Kahlo, «Diego e io», 1949, Collezione Eduardo F. Costantini. © 2025 Banco de Mexico Diego Rivera & Frida Kahlo Museum Trust, Messico, DF/Artists Rights Society, New York

Alessia De Michelis, 15 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Frida Kahlo, da compagna di Diego Rivera a icona globale | Alessia De Michelis

Frida Kahlo, da compagna di Diego Rivera a icona globale | Alessia De Michelis