Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Giulio Cesare Procaccini, «San Paolo» (particolare)

Image

Giulio Cesare Procaccini, «San Paolo» (particolare)

Gli Apostoli di Giulio Cesare Procaccini riuniti a Genova dopo 350 anni

Alle quattro tele di Palazzo Rosso sono eccezionalmente accostati «San Pietro» e «San Bartolomeo» conservati in due distinte collezioni private

Odette D’Albo

Leggi i suoi articoli

C’è tempo fino al 19 luglio per visitare la mostra «Giulio Cesare Procaccini. Gli Apostoli riuniti» in corso ai Musei di Strada Nuova-Palazzo Rosso a Genova. L’esposizione, realizzata con il supporto della Galleria Goldfinch Fine Arts, consente di vedere eccezionalmente tutti insieme, dopo oltre 350 anni, i sei dipinti superstiti della straordinaria serie degli «Apostoli» commissionata a Giulio Cesare Procaccini (1574-1625) dal patrizio genovese Giovan Carlo Doria (1576-1625), il suo più importante committente: quattro opere fanno parte delle collezioni di Palazzo Rosso, mentre due tele raffiguranti «San Pietro» e «San Bartolomeo» vengono presentate al pubblico per la prima volta. La mostra è curata da Raffaella Besta, responsabile del Polo Musei d’Arte Antica del Comune di Genova, da Marco Franzone, lo storico dell’arte che ha individuato e riconosciuto il «San Pietro» e il «San Bartolomeo», oggi conservati in due differenti collezioni private e da chi scrive. L’iniziativa permette di ripercorrere le tappe del legame tra Giulio Cesare Procaccini, maestro emiliano naturalizzato milanese, e il genovese Giovan Carlo Doria, uomo di cospicue ricchezze, terzo figlio dell’abile mercante e doge Agostino. A partire dal 1611, quando si conoscono verosimilmente a Milano, i due intrecciano uno dei rapporti più intensi e amichevoli tra pittore e collezionista nell’Italia del primo Seicento.

La grazia e l’eleganza della pittura dell’artista, debitrice di Correggio e Parmigianino, alle quali Procaccini unisce progressivamente l’esuberante energia di Rubens, incontrano il gusto del raffinato nobile genovese, che diventerà il suo più importante mecenate. Nelle sale del suo palazzo in vico del Gelsomino, oggi vico Monte di Pietà, a Genova, non più esistente, il collezionista arriva a radunare oltre 60 opere del maestro, delle quali solo poche rintracciate, attualmente sparse in prestigiosi musei e collezioni private in tutto il mondo. Secondo le fonti, nel 1618 Giulio Cesare soggiorna presso Doria, verosimilmente per eseguire la sua più prestigiosa commissione nella Superba, la sensazionale «Ultima Cena» nella chiesa della Santissima Annunziata del Vastato, dove offre una grandiosa rilettura del «Cenacolo» di Leonardo a Milano, sul quale innesta il colore denso di Tintoretto e l’enfasi della lezione rubensiana.

In tempi poco successivi, entro il 1621, il patrizio genovese commissiona al pittore un ciclo di tele raffiguranti i dodici «Apostoli», completato dalle effigi di «Cristo» e della «Vergine». L’idea della serie sembra essere stata concepita dal collezionista traendo ispirazione dall’analogo e celeberrimo ciclo realizzato da Rubens per il duca di Lerma, tra il 1610 e il 1612 (oggi Madrid, Prado). Reduce dall’«Ultima Cena» dell’Annunziata del Vastato, nella quale aveva affrontato il tema degli apostoli componendoli per gruppi secondo l’esempio leonardesco, Giulio Cesare si concentra ora sulle singole figure, restituendole in maniera monumentale nelle grandi tele. I primi seguaci di Cristo emergono dal fondo scuro con una potente tridimensionalità: le composizioni magniloquenti, la tavolozza giocata sui colori delle terre e le figure dal disegno fortemente inciso riflettono gli orientamenti della fase tarda della carriera di Procaccini.

Dopo la morte di Doria e la tragica dipartita del suo unico figlio Agostino, ucciso nel 1640 a Milano dopo una vita breve e inquieta, le raccolte sono divise tra gli eredi e con esse gli «Apostoli», ricordati per l’ultima volta, ancora riuniti, nel 1674. Successivamente alla dispersione, alcune opere sono andate perdute o non sono rintracciabili, mentre quattro, raffiguranti «San Simone (o San Giuda Taddeo)», «San Paolo», «San Matteo» e «San Tommaso» sono approdate nel 1874 a Palazzo Rosso. A questo nucleo storico è stato possibile aggiungere le tele raffiguranti il «San Pietro» e il «San Bartolomeo», pubblicate nel 2003 da Marco Franzone, che le ha rintracciate in una collezione privata genovese. Le opere sono state in seguito inserite nella monografia su Giulio Cesare Procaccini, che ho pubblicato nel 2020 insieme al compianto Hugh Brigstocke, mancato poco dopo l’inaugurazione della mostra, per i tipi di Umberto Allemandi. Tra i ricordi di quell’eccezionale esperienza ci sono i numerosi sopralluoghi per vedere con Hugh le tele in giro per l’Italia e l’Europa e gli incontri a Torino con Umberto, che con il suo entusiasmo trascinante e la sua meticolosa attenzione ai dettagli ha reso indimenticabile ogni momento della lavorazione, dalle prime fasi del progetto all’ultimo giro di bozze.

Dopo la pubblicazione del volume, la mostra offre quindi la possibilità di vedere riuniti per la prima volta tutti gli «Apostoli» finora rintracciati eseguiti da Procaccini per il suo più grande committente genovese. La visione dal vivo permette di cogliere il senso di unitarietà del ciclo nella varietà delle posture delle figure, che emergono con forza dalle tele e lasciano immaginare l’imponenza dei 14 dipinti che componevano la serie nel suo insieme. Le cornici aiutano invece a distinguere i due nuclei collezionistici: dorate e verosimilmente settecentesche per i quattro «Apostoli» di Palazzo Rosso, bianche, di primo Ottocento, per i due riscoperti da Marco Franzone. La mostra costituisce un’occasione preziosa e storica, che consente di puntare nuovamente i riflettori sull’eccezionale legame di Giovan Carlo Doria e di Giulio Cesare Procaccini tra Milano e Genova. Una vicenda che ha lasciato un segno profondo nella «Genova pittrice», i cui protagonisti, in primis Bernardo Strozzi e Domenico Piola, hanno continuato a rielaborarne l’eredità.

Odette D’Albo, 23 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Gli Apostoli di Giulio Cesare Procaccini riuniti a Genova dopo 350 anni | Odette D’Albo

Gli Apostoli di Giulio Cesare Procaccini riuniti a Genova dopo 350 anni | Odette D’Albo