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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliIl Musée Jacquemart-André di Parigi accoglie una selezione di opere del Siglo de Oro della collezione della Hispanic Society of America di New York, una delle maggiori istituzioni museali dedicate alle culture del mondo ispanico. Un prestito eccezionale che avviene nel contesto del progetto di ristrutturazione architettonica degli edifici storici della Hispanic Society avviato nel 2019 e nell’attesa della riapertura delle nuove sale dedicate alla pittura antica, prevista non prima dell’autunno 2027. Una quarantina di tele di grandi maestri della pittura barocca spagnola, come Velázquez, Francisco de Zurbarán, Murillo ed El Greco, è dunque riunita eccezionalmente, dal 26 marzo al 2 agosto, nella mostra «Splendori del Barocco. Dipinti della Hispanic Society of America».
Fondata nel 1904 da Archer Milton Huntington, erudito e mecenate animato da una profonda passione per la Spagna, l’Hispanic Society custodisce oggi più di 750mila opere, sculture, dipinti, manoscritti, reperti archeologici e oggetti d’arte, di tutte le epoche, anche dal momento che la collezione continua a arricchirsi, e provenienti dai diversi territori di cultura ispanica, in Europa e nelle Americhe. Il Secolo d’oro spagnolo si estende in realtà su un periodo più vasto che viene fatto generalmente iniziare nel 1492 (anno che coincide con la fine della Reconquista e i viaggi di Cristoforo Colombo) e durare fino alla seconda metà del Seicento (molti lo fanno chiudere nel 1659 con la firma del Trattato dei Pirenei che mise fine alla guerra franco-spagnola). Il periodo coincide con l’apogeo politico ed economico della monarchia asburgica che si tradusse in un grande sviluppo delle arti e della letteratura. «Tra tardo Rinascimento e piena fioritura del Barocco, la produzione artistica spagnola si distingue per la sua forza espressiva, la profonda spiritualità e per l’esaltazione delle forme. Questa produzione costituisce uno dei capitoli più singolari della storia artistica occidentale, sebbene sia proporzionalmente poco rappresentata nelle collezioni francesi», sottolinea il museo parigino in una nota.
La curatela della mostra è a quattro mani, affidata alla collaborazione di Pierre Curie, conservatore, specialista della pittura italiana e spagnola del Seicento, e Guillaume Kientz, già conservatore al Dipartimento della Pittura spagnola del Louvre e oggi direttore della Hispanic Society Museum & Library di New York: «Al crocevia di influenze italiane e fiamminghe, ma anche nutrita dagli scambi con i territori del Nuovo Mondo, l’arte spagnola del Siglo de Oro si caratterizza per la sua notevole ricchezza estetica e tematica», si legge ancora. La mostra mette in luce in particolare due generi in cui la pittura spagnola eccelle: il ritratto e la pittura religiosa. Tra le opere esposte il «Ritratto di una bambina» di Diego Velázquez (1638-42 ca), tra le prime acquisizioni di Archer Milton Huntington, che lo acquistò nel 1908 alla galleria Duveen Brothers di Londra. Un’opera di John Singer Sargent nel percorso espositivo testimonia l’eredità di Velázquez a lungo termine. Viaggiano a Parigi la «Pietà» (1574-76), il «San Luca» (1590) e il «San Francesco» (1590-1600) del Greco, e la «Santa Lucia» (1630) e la «Santa Emerenziana» (1635-40) di Zurbarán. Di Luis de Morales è «Ecce Homo» (1565-70). Sono presentate opere di Murillo, Juan Carreño de Miranda, Mateo Cerezo, Juan Bautista Martínez del Mazo e di artisti attivi nei territori dell’America latina tra XVII e XVIII secolo, come il messicano Luis Juárez, eredi della tradizione pittorica spagnola, ma autori di una produzione originale.
Domenikos Theotokopoulos, detto El Greco, «Pietà», 1574-76 ca. Courtesy dell’Hispanic Society of America
Francisco de Zurbarán, «Santa Lucia», 1630 ca. Courtesy dell’Hispanic Society of America, New York