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Testa femminile raffigurante Thesan/Leucotea dal Tempio A di Pyrgi, 350 a.C. ca, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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Testa femminile raffigurante Thesan/Leucotea dal Tempio A di Pyrgi, 350 a.C. ca, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Il culto dell’acqua presso gli Etruschi e i Veneti

Pratiche religiose dell’Italia preromana nella mostra che aprirà il 6 marzo a Palazzo Ducale a Venezia: oggi in anteprima a Roma, presso il MiC, il racconto dell’esposizione con la partecipazione di tutti i curatori, gli istituti, i musei e i professionisti che hanno preso parte al progetto che avrà una seconda tappa a Milano in autunno

Gianfranco Ferroni

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Nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Venezia, dal 6 marzo al 29 settembre andrà in scena la mostra «Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari», un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui l’acqua assume «un valore generativo, terapeutico e identitario».

L’evento è stato anticipato e raccontato a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura. Per il titolare del dicastero, Alessandro Giuli, sarà «un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C.», tra mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali, «ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale». L’esposizione riunirà reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra «si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico».

Le testimonianze di questa esposizione che giungono da epoche remote e lontane «non sono mai frammenti muti e passivamente osservati da studiosi, appassionati e visitatori, ma sono il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si ricollega con le radici di antiche comunità di cui noi siamo i discendenti». Questa mostra «sceglie la prospettiva della relazione: non è soltanto il racconto su un popolo o su una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo: il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti». Unendo il versante tirrenico con quello adriatico della nostra penisola, gli Etruschi e i Veneti «sono due idealtipi di un modo di abitare l’antico, il viaggio, il mare, il mondo, in una dimensione di apertura che necessariamente la geografia della nostra penisola impone, induce e incoraggia fin dalle origini», ha dichiarato il ministro Giuli.

«Questa mostra è il risultato di un lavoro lungo e condiviso, costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Desidero per questo ringraziare il ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutta la struttura del Ministero, insieme alla Fondazione Musei Civici di Venezia, ai curatori, ai musei prestatori, alle università e a tutti i professionisti che hanno reso possibile il progetto. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori. Creare legami è sempre più difficile che dividere, ma è l’unica strada che genera conoscenza, rispetto e futuro. Questa mostra, non è soltanto esposizione, ma anche ricerca e convegnistica a tema. È un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce. L’invito è di venire a vedere questa mostra con curiosità e con calma, magari più di una volta, tornando dopo aver visitato anche i diversi siti coinvolti e i musei prestatori», ha affermato il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

Disco bronzeo con figura di divinità, IV sec a.C., Musei Civici di Treviso

Bronzetto raffigurante divinità cacciatrice cd. Eracle da Contarina, Museo Archeologico Nazionale di Adria

Il progetto espositivo, a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, realizzato in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo dal 14 ottobre e fino al 10 gennaio 2027, «rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale». 

Il percorso si aprirà con «Gli Etruschi e il sacro», per un’introduzione al mondo religioso etrusco, segnata dalla presenza della Testa di Leucothea da Pyrgi, straordinario prestito del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: un’immagine potente e liminare, legata al mare e alla protezione dei naviganti, che introduce il tema dell’acqua come spazio sacro.

A seguire la sezione dedicata ai «Sacri approdi dell’Etruria», con un focus, in due sale, su Vulci e Pyrgi. Di particolare rilievo è l’esposizione integrale del deposito votivo della Banditella, la più antica testimonianza nota in Etruria di un culto all’aperto legato a una sorgente. Il santuario portuale di Pyrgi è raccontato attraverso antefisse architettoniche e la copia delle celebri lamine d’oro, evocando il legame profondo tra culto, navigazione e potere politico.

Il capitolo «Acque miracolose» vuole condurre i visitatori nei grandi santuari salutari dell’Etruria interna, Chianciano e Chiusi, fino a San Casciano dei Bagni, protagonista con un nucleo di bronzi provenienti dagli scavi più recenti di uno dei più importanti complessi termali dell’antichità ed esposti al pubblico per la prima volta. Bronzetti votivi, ex voto anatomici e statuaria documentano una frequentazione cultuale durata quasi un millennio, testimoniando il passaggio dal mondo etrusco a quello romano. Il filo narrativo si conclude a Marzabotto, l’antica Kainua, con l’esposizione di preziose ceramiche di importazione greca, tra cui una raffinata kylix attica a figure nere, provenienti dal piccolo, ma monumentale complesso del santuario Fontile.

Tomba 148A VP Coppia di orecchini in oro con testa di Acheloo Fine V-IV sec. a.C., Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

Bronzetto di Paride, Museo Archeologico Nazionale di Altino

La sezione etrusca si chiude con Adria e Spina, porti dell’Adriatico settentrionale, dove frammenti iscritti e reperti votivi restituiscono pratiche rituali legate alla navigazione e agli approdi sacri. E con «I Veneti e il sacro», l’attenzione si sposta sul mondo veneto antico, mettendone in luce le specificità religiose, il rapporto privilegiato con l’acqua e un articolato sistema di luoghi di culto, attraversati da pratiche votive, culti salutari e dinamiche di integrazione culturale.

Il percorso ha inizio con l’esposizione di alcuni reperti emblematici della religiosità veneta, tra cui spiccano il disco bronzeo di Montebelluna, raffigurante la dea clavigera, e l’orlo di lebete di Altino che conserva incisa l’unica formula votiva nota in lingua venetica.

Le acque sananti sono rappresentate rispettivamente dal santuario termale di Montegrotto e dal luogo di culto delle sorgenti terapeutiche di Lagole di Calalzo. Il primo è caratterizzato dalla presenza di numerosissime coppe e tazze miniaturistiche, di bronzetti di cavalieri ma anche di cavalli, a documentare probabilmente come il potere salutifero delle acque venisse ricercato anche per gli animali. Ex voto peculiari di Lagole sono invece i «simpula», attingitoi utilizzati per raccogliere l’acqua, ritualmente spezzati in due parti dopo l’uso rituale e spesso contraddistinti dalla presenza di iscrizioni votive.

Del santuario fluviale di Pora Reitia a Este vengono messi in evidenza i diversi aspetti del culto, legati in particolare all’insegnamento della scrittura, documentato da stili e tavolette scrittorie, e alla tecnica della filatura e della tessitura, documentate da fusaiole, rocchetti e pesi da telaio.

Il percorso narrativo si concluderà con il santuario nord-adriatico di Altino, porto sacro dei Veneti aperto alle rotte adriatiche, mediterranee e lagunari, centro di un culto volto ad accogliere e integrare comunità diverse, come attestano bronzetti provenienti dall’area etrusca, centro-italica e celtica, lamine figurate e monumenti votivi di eccezionale rilievo.

«Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari» offre così al pubblico un racconto autorevole e suggestivo, restituendo all’acqua il suo ruolo fondativo nella costruzione del sacro e nell’identità delle civiltà antiche. Rinnovando il legame tra arte, nuovi linguaggi, ricerca, divulgazione scientifica e applicazione tecnologica che ha segnato le precedenti esposizioni, la mostra si chiuderà con un progetto installativo a cura di Fondazione Bonotto, presentato per la prima volta a Palazzo Ducale, nel contesto dell’esposizione: un grande arazzo realizzato con filati di materie plastiche riciclate dai rifiuti industriali, rappresenta il panorama su cui si inseriscono e interferiscono elementi digitali e sonori realizzati a partire da una ricerca sull’ambiente lagunare veneziano. Lo studio è stato guidato da esperti in scienze naturali e poeticamente tradotto da artisti di diverse discipline.

Gianfranco Ferroni, 14 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Il culto dell’acqua presso gli Etruschi e i Veneti | Gianfranco Ferroni

Il culto dell’acqua presso gli Etruschi e i Veneti | Gianfranco Ferroni