Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Mario De Biasi, «Sophia Loren al Festival del Film di Venezia», 1958

Courtesy Fondazione 3M, Milano. © Fondo Cinema

Image

Mario De Biasi, «Sophia Loren al Festival del Film di Venezia», 1958

Courtesy Fondazione 3M, Milano. © Fondo Cinema

Il mito della bellezza di Sophia Loren alla Fondazione Cirulli

A San Lazzaro di Savena (Bologna) un omaggio alla diva italiana attraverso una cinquantina di scatti di grandi fotografi, da Elio Luxardo a Ugo Mulas, Tazio Secchiaroli e Gianni Berengo Gardin

Stefano Luppi

Leggi i suoi articoli

Dici Sophia Loren (Sofia Villani Scicolone, Roma 1934) e sottointendi il mito vivente del mondo del cinema internazionale. Un mito che si alimenta, oltre che attraverso ovviamente i film che l’hanno vista protagonista, attraverso l’immagine della grande attrice italiana, con processi visivi ora analizzati fino al 5 luglio dalla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli attraverso la mostra «Sophia Loren. Il mito della bellezza disegnato con la luce», curata da Francesco Casetti, Angela Madesani e Nicoletta Ossana Cavadini. L’esposizione, voluta dalla Fondazione Cirulli, ente italiano nato a San Lazzaro di Savena (Bo) nella fabbrica progettata da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1960 per l’imprenditore Dino Gavina nel 2015 dalla esperienza del «Massimo and Sonia Cirulli Archive» avviato a New York nel 1984 che raccoglie oltre 10mila opere legate soprattutto al design e alla storia della pubblicità, arriva, profondamente rinnovata nei contenuti, dopo l’edizione al m.a.x. museo di Chiasso e si focalizza in particolare sulla diffusione dello stile e dell’eleganza italiana rappresentate dalla Loren. Il percorso presenta una cinquantina di immagini realizzate da fotografi come Elio Luxardo (1908-69), Ugo Mulas (1928-73), Tazio Secchiaroli (1925-98), Pierluigi Praturlon (1924-99), Carlo Riccardi (1926-2022), Gianni Berengo Gardin (1930-2025), Ron Galella (1931-2022), David Montgomery (New York, 1937), Sante D’Orazio (New York, 1956). Se tali lavori restituiscono con un’ampia serie di sfaccettature numerosi aspetti del personaggio e della persona di Sophia Loren, utile, alternata alle fotografie allestite lungo le pareti, è la presenza di alcuni manifesti cinematografici, anch’essi conservati alla Fondazione Cirulli come la metà delle immagini selezionate.

Si vedono, in particolare, quelli realizzati per la promozione del film «Ieri, oggi, domani» (1963) di Vittorio De Sica che ha sostanzialmente segnato, per la presenza della diva ma anche di Marcello Mastroianni (1924-96), l’immaginario e i canoni estetici della modernità visiva a livello internazionale. Procedere lungo il percorso, dunque, significa quasi percorrere una storia dell’immaginario collettivo che caratterizza almeno tre generazioni in Italia e non solo: vedendo tali immagini, ordinate secondo un criterio tematico relativo, ad esempio, alle riprese di celebri film, alle cene eleganti, ai contesti più quotidiani della protagonista, scatta anche nel visitatore un processo di identificazione e dinamiche di desiderio, ossia proprio il meccanismo che si instaura con il volto noto, capace di essere soggetto di fascinazione per milioni di persone e al tempo stesso famigliare e quotidiano, meccanismo peraltro alla base della nascita della società di massa nel secondo ’900. Un’ulteriore sezione, forse la più identitaria per questa attrice poi divenuta volto internazionale al centro di pellicole come «Pane, amore e…» (1955), «La ciociara» (1960), «Matrimonio all’italiana» (1964), «Una giornata particolare» (1977), è quella relativa al territorio partenopeo, i luoghi di origine famigliare: in mostra 13 scatti fotografici realizzati negli anni Settanta da Pino Settanni (Taranto, 1949) dedicati in particolare al vicolo della Duchesca, zona adiacente a piazza Garibaldi di Napoli, famosa per il mercato storico e cuore pulsante della città. Qui l’architettura scenica rappresentata dai vicoli e la spontaneità dei gesti rappresentata dai numerosi scugnizzi ripresi tra i palazzi inseriscono Sophia Loren all’interno di una narrazione visivamente più spontanea, emotiva e naturalmente mediterranea.

David Montgomery, «Sophia Loren», 1967. © Archives David Montgomery

Stefano Luppi, 11 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Il mito della bellezza di Sophia Loren alla Fondazione Cirulli | Stefano Luppi

Il mito della bellezza di Sophia Loren alla Fondazione Cirulli | Stefano Luppi