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Werner Bischof, «On the way to Cuzco, Valle Sagrado, Peru», 1954 (particolare)

© Werner Bischof / Magnum Photos

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Werner Bischof, «On the way to Cuzco, Valle Sagrado, Peru», 1954 (particolare)

© Werner Bischof / Magnum Photos

In 200 scatti la sensibilità umanistica di Bischof al Museo Diocesano di Milano

A 110 anni dalla nascita un’ampia panoramica sulla vita e sull’opera del fotografo svizzero, campione del fotoreportage europeo del XX secolo

Roberto Mercuzio

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Dal 19 maggio al 18 ottobre il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospita la mostra «Werner Bischof. Point of view», a cura di Andréa Holzherr, Marco Bischof e Tania Kuhn, che offre, a 110 anni dalla nascita, un’ampia panoramica sulla vita e sull’opera del fotografo svizzero, importante nome del XX secolo nel campo del fotoreportage. Membro dell’agenzia Magnum Photos dal 1949, Bischof (Zurigo, 1916-Trujillo, Perù, 1954) si è distinto per un approccio profondamente umanistico al fotogiornalismo, capace com’è stato nella sua pur breve vita di coniugare rigore documentario e intensità poetica.

L’esposizione presenta 200 fotografie vintage originali, affiancate da una serie di «contact sheet» e da un documentario. Questo ensemble, con sguardo ancora oggi straordinariamente attuale, racconta le storie con empatia, attenzione e profondo rispetto per la dignità umana.

Il percorso espositivo è strutturato in quattro sezioni cronologiche che ripercorrono le tappe fondamentali della carriera di Bischof: «Svizzera 1932-1945» racconta gli anni della formazione e le prime sperimentazioni; «Europa 1945-1948» raccoglie foto che documentano l’Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale, tema che segna profondamente il lavoro e la visione dell’autore; «Asia 1949-1953» raccoglie i reportage realizzati in India, Giappone, Corea, Hong Kong e Indocina; infine, «Nord e Sud America 1953-1954» testimonia l’ultima fase di ricerca di Bischof, con le nuove esplorazioni visive nel continente americano.

Immediatezza ed espressività caratterizzano ogni scatto di Bischof, la cui continua tensione verso una lettura profonda della realtà si esprimeva attraverso la rigorosa cura formale, le composizioni equilibrate e le misurate gradazioni del bianco e nero. Tratti distintivi che gli valsero, già all’epoca, il riconoscimento della critica e la definizione, rara per un fotogiornalista, di «artista». Del resto, Bischof era solito prendere appunti, fare schizzi veloci o veri e propri disegni, come si vede nei suoi diari, per poter entrare in totale sintonia con i luoghi, le vicende e le persone che intendeva raccontare, rispettando la loro dimensione e avvicinandosi a queste realtà con una finezza e una sensibilità da umanista.

Accompagna la mostra un programma di iniziative collaterali, tra cui incontri di approfondimento sui temi dell’esposizione e sulla fotografia, oltre a visite guidate. Catalogo Dario Cimorelli Editore.

Roberto Mercuzio, 21 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

In 200 scatti la sensibilità umanistica di Bischof al Museo Diocesano di Milano | Roberto Mercuzio

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