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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Siamo interessati a sviluppare pratiche che coinvolgano direttamente le persone fotografate, favorendo narrazioni stratificate e polifoniche e superando la visione del fotografo come autore solitario. La fotografia, intesa come strumento critico, è in grado di stimolare pluralità di sguardi, educare alla diversità e rafforzare il senso di appartenenza. Oggi non ha soltanto il compito di rappresentare il tempo in cui viviamo, ma può contribuire a ricucire la frattura tra individuo e contesto sociale e culturale».
Si presenta così il collettivo Kublaiklan che da oggi, 16 febbraio, ha anche uno spazio fisico: in via Principe Tommaso 15, a Torino, K!, dedicato alla fotografia collaborativa e alle pratiche partecipative legate all’immagine, apre le porte alla comunità. Pensato per accogliere progetti collaborativi e attivare processi di co-creazione, lo spazio inaugura il programma espositivo con «La Cornuda de Tlacotalpan», una mostra dedicata al fotografo argentino Emilio Nasser (1980, vive e lavora a Biel/Bienn, in Svizzera) allestita dal 27 marzo all’8 maggio. In questa serie, parte della raccolta «La memoria es un pantano», l’autore reinterpreta la leggenda locale secondo cui La Cornuda è un essere con delle corna che vive sotto il molo di Tlacotalpan, nelle profondità del fiume Papaloapan, e che fa scomparire uomini e animali. Una storia per tenere i più piccoli lontani dal corso d’acqua. La narrazione riportata in vita da Nasser si nutre della partecipazione della popolazione, alla quale è stato chiesto di scrivere e disegnare un personale ricordo del mito e di alimentarlo con ulteriori possibili sviluppi. La Cornuda immortalata da Nasser porta una maschera di fango e detriti del fiume ed è incarnata dalle persone della comunità disposte a indossarla. Contestualmente alla mostra, il 28 marzo sarà presentato alle 18 il volume Shipwreck of Dreams edito dal Artphilein Editions.
Il nuovo progetto di Kublaiklan nasce «con l’obiettivo di sviluppare percorsi di ricerca, formazione e produzione culturale che mettano al centro le persone e le relazioni attivate attraverso la fotografia», da cui prende forma l’esigenza di trovare un luogo in cui poter ospitare progetti collaborativi e di cocreazione, ma anche residenze in cui gli artisti invitati potranno confrontarsi con la città. Allo stesso tempo, il palinsesto di K! prevede l’organizzazione di talk, incontri, workshop, oltre a promuovere un tema caro al collettivo: l’educazione visiva. «I nostri progetti si configurano come spazi di “riflessione pratica”, in cui il potenziale politico ed educativo dell’immagine si traduce in esperienze concrete», spiegano.
Attualmente in corso è infatti il progetto «L’ora di fotografia» in collaborazione con Fondazione Alfaparf: Hicham Benohoud, Ilaria Turba, Emilio Nasser, Karla Hiraldo Voleau e Matteo de Mayda porteranno il medium fotografico nelle scuole secondarie di secondo grado attraverso incontri, interviste, sessioni pratiche vere e proprie e momenti informali, per permettere anche ai più giovani di familiarizzare con un linguaggio visivo con cui si confrontano costantemente in maniera disinteressata sui social network.
Più avanti sarà inoltre accessibile su appuntamento una biblioteca di volumi e photobook sulla fotografia collaborativa.
Hicham Benohoud, dalla serie «La salle de classe». © Hicham Benohoud, che prenderà parte al progetto «L’ora di fotografia»