Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Francesco Conversano, «Amargosa Valley, Nevada», 2003

Image

Francesco Conversano, «Amargosa Valley, Nevada», 2003

L’America attraverso gli occhi del regista Francesco Conversano

Nel Museo di Roma in Trastevere è esposta una selezione di 90 scatti in bianco e nero e a colori realizzati negli Stati Uniti dal regista di cinema del reale fra il 1999 e il 2017, durante le riprese che portarono alla realizzazione di vari film documentari prodotti con Rai Cinema

Gianfranco Ferroni

Leggi i suoi articoli

Raccontare l’«american way of life»: storie di uomini, donne e luoghi, lontano dalle grandi città, così come avevano fatto nel passato scrittori come William Least Heat-Moon (con l’omonimo Strade Blu) e John Steinbeck nel suo In viaggio con Charlie-Travels with Charley: In Search of America, quando nel 1960 con il suo cane decise di riscoprire il suo Paese, attraversandolo. 

Ecco così che nella Capitale, nel Museo di Roma in Trastevere, è stata presentata la mostra fotografica «Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways», una selezione di 90 scatti in bianco e nero e a colori realizzati negli Stati Uniti dal regista di cinema del reale Francesco Conversano fra il 1999 e il 2017, durante le riprese che portarono alla realizzazione di vari film documentari prodotti con Rai Cinema. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale-Sovrintendenza Capitolina, visibile fino al 4 ottobre, l’esposizione è curata dalla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina, Servizi museali di Zètema Progetto Cultura: paesaggi, senz’altro, ma anche volti e segni rappresentano i luoghi attraversati per scattare immagini destinate a restare impresse nella mente. Già, perché «le persone che si incontrano lungo le strade del midwest non sono banali e questi incontri costituiscono il tessuto del racconto. Ogni personaggio sembra dare forma a un aspetto della vita di provincia, dal solitario operaio di Atomic City, cittadina di ventinove anime nello stato dell’Idaho, allo sguardo aspro e dignitoso del pescatore di ostriche della Florida, al volto stralunato dei sostenitori di Obama durante la campagna elettorale del 2008, ai volti confusi dei migranti lungo il confine messicano, segnati da rughe e da sguardi impauriti. Personaggi dai cui volti traspare una storia personale fatta di solitudine o di nostalgia che il ritmo lento aumenta di intensità, o di ironia». E «il viaggio attraverso le vaste e desolate distese nel cuore americano diventa anche esplorazione della solitudine, intesa come stato fisico ed emotivo che deriva da drammi personali o dal sentirsi disconnessi dalla società e alla ricerca di significato in luoghi che sembrano dimenticati. E la forza espressiva che esce fuori dalle immagini dei luoghi e dei volti è potenziata dalla scelta del bianco e nero, capace di catturare le sfumature della luce e dello scorrere del tempo». 

E poi i tanti cartelli, manifesti e insegne che hanno trasformato il paesaggio rurale diventando simbolo iconico della cultura pop americana. Quella pubblicità che sembra solo attendere il pubblico, negli spazi immensi, lontani dalle coste: la Coca Cola che troneggia, le atmosfere che evocano Edward Hopper e l’assenza di umanità in una realistica Spoon River. 

Conversano è un regista che ha realizzato circa cento documentari: nel 1980 con Nene Grignaffini, con la quale ha firmato ogni opera, ha fondato a Bologna la società di produzione Movie Movie. Con la serie di documentari «Megalopolis», realizzata per Rai 3, ha vinto il Premio Ilaria Alpi-Premio della Critica nel 2008 e ha realizzato una serie di eventi al MaXXI di Roma. Da segnalare l’impegno della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, che ha la sua sede in un edificio emblematico per l’architettura moderna italiana progettato da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1960 per Dino Gavina, fortemente legato alla storia del design italiano: sito a San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri da Bologna, si tratta di un piccolo capolavoro di progettazione che nel corso degli anni si è trasformato in un luogo crocevia d’incontri, con «designer e artisti come Carlo e Tobia Scarpa, Marcel Breuer, Man Ray, Lucio Fontana e Sebastian Matta» che «lo hanno reso un vero e proprio laboratorio creativo». L’intervento di recupero è stato curato da Elisabetta Terragni, Studio Terragni Architetti, Como, New York e Daniele Ledda, xycomm, Milano, nel pieno rispetto dello spazio così come ideato dai Castiglioni, mantenendo lo spirito «di uno spazio inventato con libertà e rigore», come essi stessi scrivevano nell’articolo pubblicato nel numero 385 di Domus, a edificio appena terminato.

Francesco Conversano, «Firebird Motor Hotel»

Gianfranco Ferroni, 17 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

L’America attraverso gli occhi del regista Francesco Conversano | Gianfranco Ferroni

L’America attraverso gli occhi del regista Francesco Conversano | Gianfranco Ferroni