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Annabella Rossi, «Lombardia, Val Camonica, Roccia di Naquane Dott»

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Annabella Rossi, «Lombardia, Val Camonica, Roccia di Naquane Dott»

L’Italia osservata e studiata da Annabella Rossi nel Museo di Roma in Trastevere

Al centro delle sue ricerche e fotografie, rilevanti a livello etnografico e antropologico, condotte per circa un ventennio nell’Italia centro-meridionale, la «cultura della miseria», nei luoghi dove il cosiddetto miracolo economico non aveva ancora manifestato la sua forza dirompente

Il Fondo Annabella Rossi presso l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (Icpi) e il Museo delle Civiltà (MuCiv) di Roma è un’autentica miniera. Annabella Rossi (1933-84) è stata una figura centrale dell’etnografia e dell’antropologia, e ora il Museo di Roma in Trastevere ospita, dal 2 aprile al 31 maggio, una mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Stefania Baldinotti, Massimo Cutrupi e Francesco Quaranta dell’Icpi del Ministero della Cultura, in collaborazione con il MuCiv, intitolata «Annabella Rossi. La poetica della realtà».

Al centro della mostra, la spedizione in Salento del 1959 per studiare il «tarantismo» con l’antropologo e filosofo Ernesto de Martino: Rossi fu sua allieva e stretta collaboratrice. Tra viaggi e ricerche, trovò una perfetta collocazione istituzionale nell’ambito del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari dove lavorò a partire dal 1961, l’anno delle celebrazioni per i cento anni dell’Unità d’Italia, distinguendosi per l’uso pionieristico dei mezzi audiovisivi, con registrazioni sonore e videotape, visti «come strumenti primari e complementari dell’indagine scientifica». Al centro delle sue ricerche, condotte per circa un ventennio nell’Italia centro-meridionale, la «cultura della miseria», nei luoghi dove il cosiddetto miracolo economico non aveva ancora manifestato la sua forza dirompente. Ecco così le inchieste nel Mezzogiorno dedicate alla religiosità popolare e alle feste tradizionali, tra le quali spicca la ricerca sul Carnevale. Quest’ultima, condotta tra il 1972 e il 1976, ha visto la partecipazione attiva degli studenti del suo corso di antropologia culturale all’Università di Salerno, trasformando il lavoro sul campo in un’esperienza di didattica collettiva. 

Lo sguardo di Rossi è stato dedicato alla Roma delle periferie, come quella della zona di Tor de’ Schiavi, e sulla vita quotidiana di Trastevere, documentando gli aspetti delle culture popolari. Da sottolineare anche il film fotoritmico «Serenata d’arte varia» di Francesco De Melis: una musicalizzazione per voce e pianoforte delle sequenze di strada della studiosa, che trasforma l’immagine statica in un flusso vitale, restituendo il ritmo di una «vita anteriore» fatta di artisti di strada e numeri d’arte varia. È da evidenziare che, per la ricerca demoetnoantropologica, i tre fascicoli monografici usciti come supplementi di Popular Photography italiana curati da Rossi sono considerati come testimonianze straordinarie della sua capacità di leggere la vita quotidiana delle popolazioni, evitandone la cancellazione dalla memoria nazionale.

Annabella Rossi, «Puglia, Ruffano (Le), lavorazione della ceramica», 1959

Gianfranco Ferroni, 02 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

L’Italia osservata e studiata da Annabella Rossi nel Museo di Roma in Trastevere | Gianfranco Ferroni

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