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Olga Gambari
Leggi i suoi articoli«Quando sono entrato nella Chiesa di San Carlo a Cremona, ho cercato di ascoltare il luogo, quello spazio e ciò che evocava, il suo legarsi al territorio, alla sua storia»: così Guglielmo Castelli (Torino, 1987) ha pensato alla tigre di Cremona, alla mostarda fatta di frutti in salsa senapata e alla «Caduta dei Giganti» affrescata da Giulio Romano nel Palazzo Te di Mantova, ma anche ai combattimenti di Paolo Uccello. Sacro e profano, la formula dell’esistenza. Quell’idea di caduta monumentale, e della fragilità che implica, è diventata il soggetto di una grande macchina scenografica che porta nel contemporaneo il concetto barocco di teatralità immaginifica, realizzata in dialogo con il regista Fabio Cherstich. Castelli ha posto al centro della navata principale di questa chiesa sconsacrata, che ha le sue origini nel XVII secolo e che nel ’900 fu anche deposito e palestra, una lunga pista da skateboard stampata su una tela di 1.500 metri, che parte dal pavimento per impennarsi verso l’abside. Un mondo sospeso, un cosmo dove galleggiano senza peso tanti soggetti, «un limbo», lo definisce l’artista. Al portale d’ingresso accoglie una figura che suona e, come una sorta di pifferaio magico, introduce il pubblico nella dimensione che ha trasfigurato il San Carlo, spazio che dal 2021 è diventato un progetto aperto alla sperimentazione tra le arti sostenuto dall’imprenditore Lorenzo Spinelli e con la direzione artistica di Francesca Minini. Dentro, in alto, cadenzati sopra la lunga pista, si aprono tre portali scenografici, quinte mobili di 11x5 metri, su cui altre sagome si stagliano, nuvole ritagliate e rivettate come collage dal corpo materico.
Castelli parla di un grande disegno unico, «un disegno che si è fatto ambiente, nato da quei bozzetti iniziali che erano stati i miei primi appunti, le mie prime riflessioni visive». Il punto di partenza del progetto, un diario del suo ascolto del luogo che poi è esploso nello spazio. «Per restituire quell’immediatezza e quella forza originaria che solo il disegno è capace di contenere, per sua natura in divenire, mentre la pittura, per sua natura cosa fatta e statica, è un meraviglioso make up che si può aggiustare all’infinito», riflette.
L’artista ha composto una filastrocca che dà il ritmo e il senso alla sua installazione, il cui primo verso ne è divenuto anche il titolo, «Sospeso nel moto con addebito di vuoto» (fino al prossimo giugno). Un senso libero e aperto, dove pare che le figure di frutti, animali, forbici, nuvole e umanità rimbalzino e si spostino con lentezze prive di gravità terrestri e spirituali. Un baccanale di corpi, oggetti e strane creature che tentano di fare cose, in metamorfosi e ibridazioni, con figure che suonano e cantano, che sembrano attendere, in una fluidità visiva.
Sospeso nel moto\con addebito di vuoto,\avanzo di niente,\sostegno di poco.\In questa caduta di santi e giganti,\inermi dinanzi\ai giorni distanti.\Non c’è caduta che non vada per gradi,\il dubbio insegna\meglio dei padri.\E dunque sapendo che la verità è nella forma,\allora anche l’errore\ha una sua norma.\Chiudendo e battendo su nota supina,\resta il tentare che culla e confina.
Un limbo dove si attende, una transizione che esclude la fretta e si pone fuori dal tempo, condizione che contempla e rende possibile la risalita, dopo la caduta. L’artista cita la riflessione di Kafka secondo cui il peccato originale fu l’impazienza: se Eva e Adamo avessero atteso, la mela prima o poi sarebbe caduta. Su questo scivolo, sul quale rotolano figure dall’alto come fossero state scrollate dalle mani dei giganti, di qualche dio o della sorte, prendono vita anche concerti. Un concetto musicale anch’esso di eredità barocca, che rende sensoriale l’esperienza artistica mescolando suoni per strumento e per voce, in un viaggio sonoro storico dai madrigali a John Cage. Soste, cadute, tonfi, sospensioni diventano echi nello spazio, vibrazioni.
Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich, «Sospeso nel moto con addebito di vuoto», 2026, a San Carlo Cremona. Courtesy gli artisti, San Carlo Cremona, Mendes Wood DM, São Paulo | Brussels | New York | Paris, e Sylvia Kouvali, London | Piraeus. Foto: Form Group - Andrea Rossetti