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Pietro Roccasalva, «Il Bravo (Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi)», 2026 (particolare)

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Pietro Roccasalva, «Il Bravo (Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi)», 2026 (particolare)

La pittura di Pietro Roccasalva: uno spazio di contatto tra la fragilità della vita e l’immortalità delle immagini

Da questo incontro instabile nasce una visione in cui il presente agisce come solvente vitale della storia, che MASSIMODECARLO presenta nei propri spazi milanesi

Nella pittura di Pietro Roccasalva il tempo non scorre: precipita. Come la mongolfiera che da anni ricorre nei suoi quadri, anche le immagini sembrano cadere attraverso epoche e tradizioni diverse, caricandosi di nuovi significati mentre attraversano la storia. In questo immaginario gravitazionale, autobiografia e iconografia diventano vettori di continuità: incarnando simboli antichi, le esperienze individuali permettono alle immagini di transitare nel tempo.

È proprio questo intreccio tra persistenza delle forme e materia biografica a definire «Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi», la mostra personale che MASSIMODECARLO dedica all’artista nei suoi spazi milanesi fino al 19 aprile. Il progetto riunisce lavori nuovi e figure già presenti nel repertorio visivo di Roccasalva: paesaggi immaginari, nature morte paradossali e animali metamorfici convivono con personaggi ricorrenti come una bambina con la bambola, una sposa armata di misteriosa racchetta o una madre che stringe una cornucopia.

In questo teatro allegorico compaiono anche due figure femminili che derivano da immagini familiari: una ispirata alla figlia dell’artista, l’altra alla madre. Entrambe sono collocate in un regime simbolico in cui la maternità e l’abbondanza oscillano tra oggetti prosaici e attributi arcaici.

Accanto a loro ritorna una presenza ben nota nell’universo di Roccasalva: il ragazzino dai capelli e dalle unghie cresciuti senza controllo, eco del Pierino Porcospino creato da Heinrich Hoffmann nel libro ottocentesco Der Struwwelpeter. L’artista lo definisce un «bambino entropico»: una figura in cui la crescita incontrollata materializza il passare del tempo.

La pittura diventa così uno spazio raro di contatto tra la durata fragile della vita e la longevità quasi immortale delle immagini. Da questo incontro instabile, dove mitologia, letteratura e tradizioni popolari si condensano come nubi pronte a scaricare energia, nasce una visione in cui il presente agisce come solvente vitale della storia.

Il titolo della mostra suggerisce infine la natura ambigua di questo processo: salutare la luce significa esporsi a una forza che illumina ma allo stesso tempo ferisce, rendendo la sensibilità più acuta e vulnerabile. In altre parole, vedere di più significa anche sopportare di più.

Pietro Roccasalva, «Il Bravo (Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi)», 2026

Alessia De Michelis, 10 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

La pittura di Pietro Roccasalva: uno spazio di contatto tra la fragilità della vita e l’immortalità delle immagini | Alessia De Michelis

La pittura di Pietro Roccasalva: uno spazio di contatto tra la fragilità della vita e l’immortalità delle immagini | Alessia De Michelis