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Barbara (Olga Biglieri), «Aeropittura» 1938

Archivio Barbara Futurista

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Barbara (Olga Biglieri), «Aeropittura» 1938

Archivio Barbara Futurista

La seconda vita del Futurismo a Palazzo Meridiana

A Genova una mostra esplora il secondo Futurismo tra anni Venti e Trenta, tra aeropittura, arti applicate e il dialogo con la Liguria

Il Futurismo continua a generare riletture e revisioni critiche ma una parte significativa della sua storia rimane ancora relativamente in ombra, quella che segue la stagione eroica delle origini. La mostra «Un altro Futurismo. L’avanguardia degli anni Venti e Trenta e il dialogo con la Liguria» allestita a Palazzo della Meridiana, a Genova dal 19 marzo al 12 luglio, affronta proprio questo nodo, concentrandosi sul cosiddetto secondo Futurismo, quando il movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti ridefinisce la propria identità e amplia il proprio raggio d’azione. «Il Futurismo ha ampiamente contribuito alla sprovincializzazione e all’evoluzione della cultura italiana, con un’apertura verso il contesto internazionale e una libertà espressiva che hanno ancora tantissimo da insegnare. In mostra ci sarà anche un Futurismo poco visto, tutto da scoprire, con opere rare e interessantissime, che ben testimonieranno la forza e l’originalità di questo movimento culturale», dichiara Simona Bartolena, storica dell’arte e curatrice della mostra. 
Con la collaborazione di Armando Fettolini e promossa dall’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana, l’esposizione sceglie di spostare l’attenzione su una fase spesso considerata marginale ma in realtà decisiva per comprendere la diffusione capillare e la natura interdisciplinare dell’avanguardia futurista. Il progetto mette in evidenza un Futurismo ormai pienamente inserito nei circuiti della modernità: meno concentrato sul gesto di rottura iniziale e più orientato verso una dimensione espansa, capace di attraversare linguaggi, discipline e territori. La mostra riunisce opere provenienti da istituzioni come la Galleria d’Arte Moderna di Genova, la Wolfsoniana e il Museo Campari, accanto a materiali d’archivio e prestiti da collezioni private, combinando lavori celebri con opere meno note.

Giuseppe Cominetti, «Danza di fauni»

Giacomo Balla, «Genio futurista», studio per arazzo

Il percorso si apre con Un altro Futurismo, sezione che introduce la seconda fase del movimento attraverso uno dei suoi linguaggi più emblematici: l’aeropittura. Il tema del volo e della visione dall’alto diventa qui simbolo di una nuova percezione dello spazio e della modernità. Tra gli artisti presenti figurano Enrico Prampolini, Fillia, Gerardo Dottori, Tato, Barbara e un giovane Bruno Munari agli inizi della propria ricerca.

La sezione Un Universo futurista amplia ulteriormente lo sguardo, mettendo in scena la vocazione totalizzante del movimento. Oltre cinquanta manifesti testimoniano un’attività che spazia dal cinema alla letteratura, dalla musica al teatro, fino alla moda e alla pubblicità. Accanto ai bozzetti per arti applicate di Giacomo Balla compaiono gli «Intonarumori» di Luigi Russolo, strumenti musicali che il pittore e compositore veneto aveva inventato (erano formati da generatori di suoni acustici che permettevano di controllare la dinamica, il volume e la frequenza di diversi tipi di suono), le visioni progettuali di Fortunato Depero, le ceramiche di Albissola legate alla manifattura di Tullio Mazzotti, centro d'avanguardia internazionale, e un focus dedicato all’esperienza comunicativa di Campari, emblema del nuovo rapporto tra arte, industria e pubblicità.

Un capitolo centrale del progetto è dedicato al rapporto tra Futurismo e territorio ligure. La sezione Liguria: terra futurista ricostruisce la diffusione del movimento nella regione, evidenziando come città come Genova - definita da Marinetti nel 1915 «la città futurista per eccellenza» - insieme a La Spezia, Savona e Albisola abbiano costituito un contesto fertile per la sperimentazione artistica. Dalle esperienze precoci di Sexto Canegallo e Giuseppe Cominetti fino agli sviluppi degli anni Quaranta, emerge una rete culturale dinamica in cui pittura, arti applicate e manifattura dialogano costantemente.

Nel catalogo interviene anche Matteo Fochessati, direttore della Wolfsoniana, che sottolinea come la Liguria abbia rappresentato un laboratorio originale del Futurismo italiano, dove vocazione industriale, ricerca tecnologica e presenza di manifatture artistiche hanno reso possibile una traduzione concreta delle istanze dell’avanguardia. La mostra genovese propone dunque una rilettura critica di un Futurismo meno noto ma decisivo: una stagione in cui il movimento, lungi dall’esaurirsi, continua a trasformarsi, espandendosi nei territori e nei linguaggi della cultura moderna.

Nicolay Diulgheroff, «Cordial Campari»

Monica Trigona, 12 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

La seconda vita del Futurismo a Palazzo Meridiana | Monica Trigona

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