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Dadamaino, «Ricerca del colore», 1966-68.

Courtesy Tornabuoni Art.

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Dadamaino, «Ricerca del colore», 1966-68.

Courtesy Tornabuoni Art.

La vita autonoma del colore. Tornabuoni a Parigi racconta una delle grandi rivoluzioni dell'arte moderna

«Moving Colors», in programma dal 2 luglio a Tornabuoni Art Paris, esplora il colore come materia autonoma di ricerca nell’arte del Novecento e contemporanea, riunendo artisti come Josef Albers, Piero Dorazio, Carla Accardi, Giorgio Griffa, Alighiero Boetti, Dadamaino, Alberto Biasi, Victor Vasarely e Lee Sung-Kuen

Sophie Seydoux

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«Moving Colors» prende le mosse da una domanda che attraversa gran parte dell'arte del Novecento: cosa accade quando il colore si emancipa dalla sua funzione descrittiva e diventa materia autonoma di ricerca? È attorno a questo tema che Tornabuoni Art Paris costruisce la mostra in programma dal 2 luglio, riunendo artisti italiani e internazionali – da Josef Albers a Piero Dorazio, da Carla Accardi a Giorgio Griffa, fino ad Alighiero Boetti, Dadamaino, Alberto Biasi, Victor Vasarely e Lee Sung-Kuen – accomunati da un'indagine sul potenziale percettivo, sensoriale ed espressivo del colore.

L'esposizione ripercorre alcune delle esperienze che, nel corso del XX secolo, hanno progressivamente liberato il colore dal suo ruolo di semplice elemento della rappresentazione, facendone il centro di una ricerca che intreccia pittura, teoria della visione e percezione. Pur appartenendo a contesti e linguaggi differenti, gli artisti in mostra condividono l'idea del colore come forza capace di costruire l'opera, modificarne la struttura e ridefinire il rapporto con lo spettatore.

Questa riflessione trova uno dei suoi punti di riferimento nel lavoro di Josef Albers, tra i più influenti teorici del colore del Novecento. Con la serie «Homage to the Square», l'artista indaga le relazioni tra le tonalità cromatiche, mostrando come la percezione cambi in funzione dell'accostamento dei colori più che delle loro qualità intrinseche. Una lezione destinata a lasciare un segno profondo, ripresa anche da Dadamaino, che tra il 1966 e il 1968 realizza il ciclo Ricerca del colore, dedicato allo studio sistematico delle permutazioni cromatiche e dei loro effetti percettivi.

Su questo terreno si collocano anche le ricerche di Piero Dorazio, che nei «Reticoli» degli anni Sessanta trasforma il colore nella trama stessa della pittura; di Carla Accardi, che libera il segno cromatico dal supporto tradizionale facendolo dialogare con superfici trasparenti e tele grezze; e di Giorgio Griffa, che riduce l'intervento pittorico a essenziali sequenze di colore su tele non intelaiate, in una ricerca prossima tanto all'Arte Povera quanto al Minimalismo.

Il percorso si apre poi alle pratiche che conducono il colore oltre i confini della pittura. In «Tutto» (1988-1989), Alighiero Boetti affida la costruzione dell'opera ai ricami di artigiane afghane, chiamate a scegliere i fili seguendo una precisa regola cromatica. Lee Sung-Kuen, invece, restituisce al colore una dimensione fisica attraverso delicate sculture di fili sospesi che trasformano la percezione dello spazio.

A completare la mostra sono le ricerche di Alberto Biasi e Victor Vasarely, protagonisti di una riflessione sulla visione che trova nell'Op Art uno dei suoi esiti più significativi. I loro lavori mettono alla prova i meccanismi della percezione, facendo del colore e della forma strumenti capaci di attivare fenomeni ottici e coinvolgere direttamente lo sguardo dello spettatore.

Ad accompagnare idealmente il percorso è una riflessione di Josef Albers: «Nella percezione visiva, un colore non viene quasi mai visto così com'è realmente, come esiste fisicamente. Questa constatazione rende il colore il mezzo di espressione artistica più relativo». Una considerazione che sintetizza il senso della mostra, dove il colore non è «soltanto» un elemento formale, ma il principio attorno al quale prendono forma alcune delle ricerche più significative dell'arte del Novecento e contemporanea.

Sophie Seydoux, 29 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

La vita autonoma del colore. Tornabuoni a Parigi racconta una delle grandi rivoluzioni dell'arte moderna | Sophie Seydoux

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