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Dadamanino.

Credits Donata Pizzi

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Dadamanino.

Credits Donata Pizzi

«L’arte va sempre fatta con le mani». Dadamanino a Milano

A Milano, la Galleria Frittelli Rizzo ospita dal 26 febbraio 2026 la mostra «Dadamaino. Il lavoro, il tempo di Nouvelle Tendance», a cura di Flaminio Gualdoni. L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’Archivio Dadamaino, ripercorre il periodo 1962-1970 dell’artista, evidenziando le collaborazioni con François Morellet, Antonio Calderara e Jan Schoonhoven all’interno del movimento Nouvelle Tendance.

Giovedì 26 febbraio la Galleria Frittelli Rizzo apre le porte a «Dadamaino. Il lavoro, il tempo di Nouvelle Tendance», esposizione a cura di Flaminio Gualdoni. La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio Dadamaino, approfondisce il periodo più complesso della produzione dell’artista, tra il 1962 e il 1970, anni in cui Dadamaino non organizzò mostre personali ma si dedicò all’attività culturale e alla collaborazione con artisti come François Morellet, Antonio Calderara e Jan Schoonhoven, operando all’interno del movimento Nouvelle Tendance.

Dadamaino, pseudonimo di Edoarda Emilia Maino, è stata una delle figure più incisive dell’avanguardia artistica milanese degli anni Cinquanta. Inizialmente iscritta alla facoltà di medicina, Dadamaino si avvicina alla pittura da autodidatta nei primi anni Cinquanta, entrando rapidamente nel vivace circuito creativo di Milano. Al celebre «Bar Jamaica» incontra artisti come Piero Manzoni, con il quale stringe un legame di amicizia e collaborazione profonda.

Già nell’autunno del 1959, influenzata proprio da Manzoni, la sua critica alla pittura Informale diventa più radicale: mette in discussione il ruolo stesso del «pittore» e gli strumenti tradizionali del mestiere. La sua prima apparizione provocatoria alla Galleria Brera, nella collettiva «La donna nell’arte contemporanea», vede la presentazione del «Volume»: una tela monocroma con un grande squarcio ovoidale, simbolo dell’azzeramento dell’arte condiviso con Manzoni. Sebbene il catalogo della mostra riproduca un’opera precedente, Mario Monteverdi sul Corriere lombardo conferma la presenza della celebre «perforatissima tela».

Negli anni successivi Dadamaino si avvicina al Gruppo T e al Gruppo N, esplorando l’arte cinetica e ottica. Nel 1961 realizza i «Rilievi», opere in materiali riflettenti che giocano con luce e movimento dello spettatore, e nello stesso anno fonda il Gruppo Punto con Antonio Calderara, Nanda Vigo, Kengiro Azuma, Hsiao Chin e LI Yuen-Chia, ispirata da Lucio Fontana.
A metà degli anni Sessanta aderisce alla Nouvelle Tendance, producendo gli Oggetti ottico-dinamici, opere incentrate sugli effetti della visione e sulla percezione cinetica. Negli anni Settanta, con «La ricerca del colore» e «Fluorescenti», sperimenta intensamente il colore e la percezione tattile, realizzando rispettivamente 100 tavolette con 4.000 tonalità e strisce di plastificato fluorescente che creano un’esperienza cromo-tattile in movimento.

Il percorso espositivo evidenzia come Dadamaino interpreti materiali e modalità attraverso metodo, processo e logiche scientifiche della pratica artistica: modulo, struttura, sistema, programma, serie, sviluppo, progressione, combinazione e varianti. Perchè pur nell’attenzione ai processi, l’artista mantiene un principio fondamentale: «L’arte va sempre fatta con le mani», differenziando le sue opere da gran parte della produzione dell’epoca.

 

Redazione GdA, 22 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

«L’arte va sempre fatta con le mani». Dadamanino a Milano | Redazione GdA

«L’arte va sempre fatta con le mani». Dadamanino a Milano | Redazione GdA