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La mostra sarà incentrata sul valore estetico, simbolico e narrativo della parte rispetto al tutto, rendendo i frammenti presenze autonome
- Alessia De Michelis
- 05 giugno 2026
- 00’minuti di lettura
Una veduta di Palazzo Strozzi a Firenze
Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, Chabe01
L’autunno di Palazzo Strozzi verterà su una delle questioni più affascinanti della storia della scultura
La mostra sarà incentrata sul valore estetico, simbolico e narrativo della parte rispetto al tutto, rendendo i frammenti presenze autonome
- Alessia De Michelis
- 05 giugno 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliA partire da un interrogativo tanto semplice quanto radicale (può un frammento essere un’opera compiuta?) la mostra «Broken. Il potere del frammento», in programma a Palazzo Strozzi a Firenze dal 25 settembre al 24 gennaio 2027, indaga una delle questioni più affascinanti della storia della scultura: il valore estetico, simbolico e narrativo della parte rispetto al tutto.
Curata da C. D. Dickerson e Andrew Sears della National Gallery of Art di Washington, in collaborazione con Arturo Galansino, l’esposizione riunisce oltre 90 opere provenienti da epoche e contesti culturali differenti, proponendo un viaggio che attraversa millenni di storia, dall’antico Egitto alla contemporaneità.
Lontani dall’essere semplici resti di un’unità perduta, i frammenti emergono come presenze autonome, capaci di sopravvivere al proprio contesto originario e di generare nuovi significati. La mostra riflette così sulla loro duplice natura: testimonianze di distruzione e perdita, ma anche strumenti di immaginazione e rinascita. Nel corso dei secoli, infatti, ciò che un tempo appariva come una mutilazione è diventato fonte di fascinazione estetica e di continua reinterpretazione.
Il percorso espositivo accosta reperti provenienti dalle civiltà dell’Egitto, della Grecia, dell’Etruria e della Mesoamerica a opere delle culture premoderne del Perù e della Cambogia, creando un dialogo serrato tra geografie e temporalità diverse. A queste si affiancano lavori di artisti che hanno fatto del frammento un elemento centrale della propria ricerca, da Michelangelo e Auguste Rodin ad Alberto Giacometti, fino a Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Francesco Vezzoli e Danh Vo.
La mostra approderà nella Capitale statunitense nella primavera del 2027, confermando la portata internazionale di un progetto che invita a rileggere la storia dell’arte attraverso ciò che resta, ciò che manca e ciò che continua a parlare al presente.