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Dal solstizio d’inverno a quello d’estate, quarantatré dispositivi sono stati disseminati tra le mura del Domaine francese per «fermare il tempo»
- Alessia De Michelis
- 20 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Una delle fotografie esposte nella mostra «Solaris» di Robert Charles Mann al Domaine national de Chambord
© Robert Charles Mann, courtesy Galerie Capazza
Le camere stenopeiche di Robert Charles Mann immortalano il cielo sopra il castello di Chambord
Dal solstizio d’inverno a quello d’estate, quarantatré dispositivi sono stati disseminati tra le mura del Domaine francese per «fermare il tempo»
- Alessia De Michelis
- 20 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliCon «Solaris», ospitato al Domaine national de Chambord dal 21 marzo al 21 giugno, la fotografia diventa misura del tempo e strumento di contemplazione. In mostra circa quaranta immagini di straordinaria intensità visiva, nate da un processo tanto semplice quanto radicale: una singola esposizione di sei mesi capace di registrare il percorso quotidiano del sole. Le opere, stampate su alluminio con pigmenti d’archivio, restituiscono archi luminosi che attraversano cielo, architettura e paesaggio, dando forma a ciò che normalmente resta invisibile.
Questi «solarigrafi» non sono montaggi, ma il risultato diretto di una pratica che affonda le radici nella fotografia primitiva. Durante una residenza invernale tra il 2024 e il 2025, Robert Charles Mann ha installato quarantatré camere stenopeiche nel parco e nelle parti più alte del castello, orientandole verso il cielo. Dal solstizio d’inverno a quello d’estate, ogni dispositivo ha registrato ininterrottamente la luce, poi digitalmente rielaborata per rivelarne tutte le sfumature.
Il progetto si inserisce in una ricerca coerente con il percorso dell’artista, nato negli Stati Uniti nel 1960 e residente da anni in Francia. Dopo una carriera di successo come stampatore per grandi nomi della fotografia internazionale, Mann ha scelto negli anni Novanta di abbandonare l’uso delle lenti, privilegiando la lentezza e l’essenzialità della camera stenopeica. In controtendenza rispetto alla sovrapproduzione di immagini contemporanee, il suo lavoro rivendica il valore della durata, della rarità e di una visione poetica.
«Solaris» mette così in dialogo tecnica arcaica e intervento contemporaneo, evocando da un lato la tradizione pittorialista e dall’altro una riflessione attuale sul rapporto tra uomo, natura e architettura. Il castello di Chambord, con la sua storia secolare e il suo paesaggio, diventa non solo soggetto ma vero e proprio dispositivo ottico, amplificando il senso di un tempo che si deposita lentamente nell’immagine.