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Jackson Pollock e Lee Krasner

Foto Hans Namuth

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Jackson Pollock e Lee Krasner

Foto Hans Namuth

Lee Krasner e Jackson Pollock, uniti dall’amore per l’arte, di nuovo insieme al Met di New York

«Questa è una storia di pari. Erano come due pianeti che ruotavano l’uno attorno all’altro», ha dichiarato al «New York Times» il curatore David Breslin. «(L’esposizione) mostrerà come i due lavorassero insieme, vivessero insieme, ma anche come fossero due individui diversi che raccontavano due storie molto diverse su cosa sia il fare arte»

Cecilia Paccagnella

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Nel Seicento, per Artemisia Gentileschi fu difficile uscire dall’ombra del padre, Orazio; Berthe Morisot fu la musa di Manet e la prima donna ad esporre con il gruppo degli impressionisti; e, negli anni Sessanta, Margherita Stein adottò il nome del marito, Christian, per fondare la propria galleria d’arte contemporanea a Torino. Esempi di questo tipo, purtroppo, sono ricorrenti (e non solo nella storia dell’arte), ma è rassicurante vedere che sempre più occasioni espositive rendono giustizia a queste donne elevandole a protagoniste.

Su questa scia si inserisce la mostra al Metropolitan Museum of Art di New York dedicata al rapporto tormentato che per quindici anni ha tenuto insieme Lee Krasner e Jackson Pollock: dal 4 ottobre al 31 gennaio 2027, «Krasner and Pollock: Past Continuous» riunisce in uno stesso posto oltre 120 opere anche grazie a prestiti pubblici e privati, nazionali e internazionali. 

L’allestimento prende avvio da una serie di collage di Krasner del 1953-55 e si conclude con altri collage del 1976 raggruppati sotto il titolo «Eleven Ways to Use the Words to See». Un cerchio all’interno del quale il museo ripercorre le pratiche artistiche dei due coniugi sin da prima del loro primo incontro. Avvenne nel 1941, quando entrambi furono invitati ad esporre alla mostra «French and American Painting» alla Mc. Millen Inc.

Da allora e fino alla di lui scomparsa nel 1956 (vittima di un incidente d’auto sotto l’effetto di alcol), Lee Krasner (che lo seguì solo nel 1984) sostenne e appoggiò il marito perché riteneva che lui avesse «molto più da dare con la sua arte di quanto lei avesse con la sua». La reputazione del padre del «dripping» finì per oscurare quella della moglie, ma «questa è una storia di pari. Erano come due pianeti che ruotavano l’uno attorno all’altro, ha dichiarato al «New York Times» il curatore del Met, David Breslin. (L’esposizione) mostrerà come i due lavorassero insieme, vivessero insieme, ma anche come fossero due individui diversi che raccontavano due storie molto diverse su cosa sia il fare arte».

I due artisti infatti si influenzarono l’un l’altra, anche grazie a due esperienze diverse, individuali, che segnarono le loro carriere prima di conoscersi: lui affascinato dall’arte dei nativi americani e dai murales messicani, la psicologia junghiana e il Surrealismo; lei, di origini ebraiche, rimase colpita dalla calligrafia delle sue radici, dal Cubismo, ma anche da due artisti come Mondrian e Henri Matisse.

Con «Past Continuous» (titolo preso da un dipinto di Krasner del 1976), il Met «riporta in vita» un amore fatto di rispetto e di stima reciproca, prematuramente stroncato dalle conseguenze dell’alcolismo, ma che fu allo stesso tempo un connubio di due modi di vedere e vivere l’arte in grado di completarsi. E che oggi conosciamo come Espressionismo astratto.

Cecilia Paccagnella, 03 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Lee Krasner e Jackson Pollock, uniti dall’amore per l’arte, di nuovo insieme al Met di New York | Cecilia Paccagnella

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