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Una veduta della mostra «Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati» a Palazzo Braschi, Roma

Foto Marino Festuccia

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Una veduta della mostra «Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati» a Palazzo Braschi, Roma

Foto Marino Festuccia

L’ironia di Ettore Scola, tra illusioni e disinganni, in mostra a Roma

A Palazzo Braschi un’esposizione riesce a raccontare sempre una minima parte della vita di un personaggio, e anche questa non sfugge alla regola, ma può permettere di sintetizzare una straordinaria carriera che era nata, fin dall’inizio, avendo accanto persone, che poi erano coetanee, destinate ad avere un ruolo strategico nella storia italiana

Ettore Scola (1931-2016) ha lasciato un segno indelebile nel cinema italiano. Ora una mostra allestita a Roma, a Palazzo Braschi, evidenzia l’ironia e la passione di un intellettuale che voleva costruire una nuova Italia dopo la Seconda guerra mondiale, tra illusioni e disinganni. Scrivendo e disegnando, innanzitutto. Ancora giovanissimo entra nell’ambiente del «Marc’Aurelio», dove incontra, tra gli altri, Federico Fellini e Steno. È l’inizio di una luminosa carriera da sceneggiatore, che lo porterà a collaborare con alcuni dei protagonisti della commedia all’italiana e a lavorare, tra radio, televisione e cinema, anche con Alberto Sordi, contribuendo a film diventati iconici come «Il sorpasso» e «I mostri». Giustamente, su una parete della mostra è stata scritta una frase di Scola: «Ero uno sceneggiatore felice e ben pagato ed è stato Vittorio Gassman a obbligarmi a esordire alla regia, con un copione che avevo scritto per lui». Una vita, quella di Scola, dove è sempre stato fondamentale il ruolo della moglie Gigliola Fantoni, regista e sceneggiatrice, una coppia che nella splendida abitazione romana, ai Parioli, dotata di una biblioteca spettacolare, e nella casa di Pescasseroli, riusciva a riunire sempre una «piccola Hollywood». Un’esposizione riesce a raccontare sempre una minima parte della vita di un personaggio, e anche questa di Scola non sfugge alla regola, ma può permettere di sintetizzare una straordinaria carriera che era nata, fin dall’inizio, avendo accanto persone, che poi erano coetanee, destinate ad avere un ruolo strategico nella storia italiana. Come si vede in una foto del 1950, dove accanto a Scola c’era Fabiano Fabiani, ventenne, poi diventato negli anni uno dei manager principali delle aziende statali, a cominciare dalla Rai. E allora, oltre ai film, sono utilissimi le testimonianze di chi ha lavorato con lui. Un’attrice come Fanny Ardant ha queste immagini da donare: «Ettore si serviva di tutto ciò che accadeva per caso, come fosse un regalo della vita. Ricordo il mio cane, Golò: mi seguiva ovunque, e all’improvviso Ettore decise di farlo camminare dietro di me nel lungo corridoio dell’appartamento de “La famiglia”. O ancora, ne “La cena”, in quella scena dove portavo ai clienti una grande torta di compleanno: mi si intrecciarono le gambe e riuscii a barcollare come un battello ubriaco fino al tavolo, senza far cadere nulla, né me, né il dolce. Ricordo lo stupore e la risata fragorosa di Ettore. Tenne quell’inquadratura e la montò nel film esattamente così com’era».

Roberto Andò, un regista che è riuscito a tratteggiare, in bianco e nero, uno splendido ritratto di Ferdinando Scianna prodotto da Bibi Film in collaborazione con Rai Cultura e andato in onda su Rai3, ricorda così Scola: «Se gli chiedevi come trascorreva le sue giornate senza fare film, Ettore ti rispondeva tranquillo: “Leggo, anzi rileggo, e mi occupo dei miei nipoti”. C’era qualcosa di stoico in questo atteggiamento, frutto della consapevolezza che il paesaggio umano, e dunque anche politico e morale, in cui si era realizzata la sua opera, negli ultimi anni, in Italia, era drasticamente cambiato. Una disillusione la sua, filtrata da una vena profondamente ironica e autoironica. Si definiva volentieri un pigro che aveva trovato nella scrittura per il cinema il modo di vivere più congeniale. Questa presunta pigrizia non gli ha impedito di diventare uno dei nostri più grandi registi. I suoi film continuano a essere amati ovunque e a ispirare, a ogni latitudine, i giovani registi. Per lui vengono in mente le parole della fine del Simposio di Platone, pronunciate da Socrate: commedie e tragedie non dovrebbero essere scritte da autori differenti. La voce di Scola è riuscita a compiere una sintesi apparentemente impossibile: declinare la leggerezza della commedia con la profondità della tragedia. Il suo cinema continua a dirci molto sulla nostra vita e sulle nostre illusioni. E lo fa senza stabilire un confine netto tra crudeltà e divertimento, tra farsa e tragedia, tra malinconia e ironia». Andò sottolinea che Scola «amava la militanza politica e ha voluto dedicarvi, con costanza e intelligenza, molta passione e tempo. Membro influente del Partito Comunista Italiano, per tanti anni ne è stato anche, nel mondo della cultura e del cinema, il più autorevole messaggero. Una volta gli chiesi di presentare il mio romanzo “Il trono vuoto” e lui, dopo averci pensato un po’, mi disse che si sentiva in imbarazzo e preferiva di no: “Ho fatto parte di questo partito in modo ideale e anche sentimentale, non me la sento di criticarlo ora che sta affondando”. A distanza di tempo, quando vide il film “Viva la libertà”, tratto da quel romanzo, mi telefonò per dirmi che aveva sbagliato a non presentare il libro e che aveva capito che il mio era un romanzo sulla speranza e sul cambiamento. Era un gesto che rivelava perfettamente il suo modo di essere».

Fino al 13 settembre, «Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati», mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, curata da Silvia Scola e Alessandro Nicosia, organizzata e realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura. Sono presenti materiali di Rai Teche, dell’Archivio storico Luce e prestiti della Collezione Studio EL – Cinecittà S.p.A.

Una veduta della mostra «Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati» a Palazzo Braschi, Roma. Foto Marino Festuccia

Gianfranco Ferroni, 30 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

L’ironia di Ettore Scola, tra illusioni e disinganni, in mostra a Roma | Gianfranco Ferroni

L’ironia di Ettore Scola, tra illusioni e disinganni, in mostra a Roma | Gianfranco Ferroni