Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Monica Trigona
Leggi i suoi articoliUna danza silenziosa attraversa gli spazi di M77 Gallery, una tensione fatta di avvicinamenti e scarti, di fili che si tendono e di immagini che affiorano come memorie. «Maria Lai | Antonio Marras: Paso Doble», dal 30 gennaio al 16 maggio, pare un dispositivo coreografico in cui duecento opere costruiscono un ritmo, un passo a due che alterna intimità e teatralità, rigore e immaginazione. Curata da Francesca Alfano Miglietti, l’esposizione inaugura il calendario della galleria milanese mettendo per la prima volta a confronto due universi artistici solo apparentemente distanti, uniti da una comune necessità di attraversare l’arte come spazio di isolamento, concentrazione e invenzione di un altrove.
Il riferimento al «paso doble», danza di origine spagnola, apparsa agli inizi del secolo scorso, non è solo metaforico: come in questa, infatti, ogni movimento esiste in relazione all’altro, in un equilibrio instabile tra controllo e slancio. Le opere di Maria Lai e Antonio Marras si incontrano e si separano, si osservano senza mai fondersi, mantenendo intatta la propria identità. Lai affida ai fili, ai libri cuciti, ai frammenti poetici e concettuali una narrazione essenziale e radicale, capace di trasformare la materia in pensiero. Marras, al contrario, esplode in un immaginario stratificato e teatrale, dove il gesto creativo si moltiplica in segni, collage, installazioni e rimandi simbolici. Eppure, al di là delle differenze linguistiche, entrambi condividono l’idea dell’opera come atto di separazione dal reale, come sospensione dell’ordine conosciuto per aprire uno spazio di visione altra.
La mostra attraversa decenni di lavoro, dal 1954 al 2011 per Maria Lai, dal 2000 al 2025 per Antonio Marras, mettendo in scena disegni, libri, dipinti, sculture, installazioni e opere inedite. Particolarmente emblematici sono i lavori realizzati a quattro mani, come il grande lenzuolo ricamato: non un punto di sintesi, ma una superficie di incontro, dove le differenze restano visibili e proprio per questo generano nuovi significati. Sono frammenti di vita e di identità che, accostati, si ricompongono in una mappa aperta, in cui lo sguardo dello spettatore è chiamato a partecipare attivamente.
Le parole dei due artisti risuonano come una dichiarazione poetica comune: l’arte come invenzione necessaria di un altrove. «L’uomo è sempre in attesa di un altrove, e intanto se lo inventa con l’arte», afferma Maria Lai; «mentre pasticcio, sono in una bolla», le fa eco Antonio Marras. «Paso Doble» è proprio questo spazio sospeso, una bolla condivisa, una danza che non annulla le identità bensì le mette in tensione, lasciando che siano le opere a raccontare ciò che accade quando due visioni si sfiorano senza mai smettere di essere sé stesse.
Antonio Marras, inchiostro, matita, foglie d’oro e acquerello su carta
Maria Lai, «Telaio», 1998. Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2026 e M77