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Marco Tirelli, «Portale», 2009

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Marco Tirelli, «Portale», 2009

Nel chiaroscuro della complessità: Bergquist, Tirelli, Inselvini e van Roozendaal da Atipografia

Sono quattro gli artisti riuniti dalla galleria di Arzignano per il secondo capitolo della trilogia sulla luce e l’essere collettivo

Due artisti consolidati nell’offerta espositiva della galleria, Mats Bergquist (Stoccolma, 1960) e Marco Tirelli (Roma, 1956), una nuova proposta, Silvia Inselvini (Brescia, 1987), già presentata ad ArtVerona lo scorso ottobre e fresca di una menzione speciale all’ultima edizione di Arte Fiera, e una new entry rappresentata dalla giovane Loes van Roozendaal (Paesi Bassi, 1996) sono i protagonisti della nuova collettiva «L’ombra delle lucciole», a cura di Alfonso Cariolato e Luigi de Marzi, visitabile dal 20 febbraio sino al 18 aprile da Atipografia, associazione culturale e galleria d’arte fondata e diretta da Elena Dal Molin ad Arzignano (Vi). 

La collettiva, costruita attorno al tema della luce, nasce all’interno di una trilogia il cui primo capitolo è stato nel 2025 con «Marermània/Matermanìa», mentre si sta definendo il terzo capitolo previsto per il prossimo anno. «Un ciclo di esposizioni, spiega de Marzi, in cui, attraverso le opere degli artisti di volta in volta selezionati, si svolge una riflessione intorno alla “tridimensionalità dell’essere umano”, per usare l’espressione di Elena Dal Molin, dove l’essere umano è inserito in una dimensione che dall’io tende al noi, dall’individuo alla collettività e alla complessità. In questa visione la maternità, tema al centro dell’esposizione dello scorso anno, è considerata come il primo atto fondante di una visione collettiva. Il titolo scelto invece per questa nuova mostra si basa sull’idea di una luce che non segna la direzione in maniera decisa, ma allude, in una realtà dove siamo circondati da luci ininterrottamente accese, a un lucore incerto che non può indicare un percorso univoco, ma che invece si inserisce nel grigiore del mondo. Siamo interessati a raccontare piuttosto la complessità, così come a mettere in evidenza la nostra manchevolezza nel non essere spesso in grado di percepirla questa complessità. Uno dei nostri punti di riferimento per la costruzione di questa trilogia è il tema dell’abisso, quell’ubgrund a cui fa riferimento il mistico e teologo medievale Maister Eckart». 

Gli artisti scelti in questa occasione svolgono il tema della luce in maniera molto diversa, come spiega ancora il curatore. «Mentre Bergquist lavora sulla leggera vibrazione tra luce e ombra ottenuta attraverso la tecnica a encausto, Silvia Inselvini ottiene delle sfumature pittoriche grazie alla pratica quasi ascetica di lavoro insistito con la penna bic, a forza di passaggi su passaggi sul foglio bianco. Leggermente più discostato il lavoro di Tirelli che si rapporta con il concetto di luce più intensa, ma facendo riferimento a spazi mentali e metafisici, in una scala indefinita di grigi. Infine Loes è l’artista tra questi che fa il più forte riferimento all’ambiente, a partire dal vissuto domestico: senza cadere nella rappresentazione diretta, cerca di dare vita ai cambiamenti di luce e alle modificazioni dell’ambiente che creano, lasciando emergere suggestioni di oggetti in opere che sembrano quasi monocromi».

Camilla Bertoni, 18 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Nel chiaroscuro della complessità: Bergquist, Tirelli, Inselvini e van Roozendaal da Atipografia | Camilla Bertoni

Nel chiaroscuro della complessità: Bergquist, Tirelli, Inselvini e van Roozendaal da Atipografia | Camilla Bertoni