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Ai Weiwei, «Descending Light», 2007

Foto: Joaquin Cortes

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Ai Weiwei, «Descending Light», 2007

Foto: Joaquin Cortes

Nuova vita per il museo di Helga de Alvear, collezionista generosa e visionaria

Una grande mostra di Santiago Sierra dà il via alla prossima fase dell’istituzione nata quattro anni fa per volere della gallerista e filantropa scomparsa lo scorso febbraio a Madrid

Roberta Bosco

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Una grande mostra di Santiago Sierra (Madrid, 1966), artista molto amato da Helga de Alvear, darà inizio dal prossimo 20 maggio alla nuova vita del museo che la celebre collezionista e gallerista fondò quattro anni fa a Cáceres, in Estremadura. Scomparsa lo scorso 3 febbraio a Madrid all’età di 88 anni, la filantropa di origini tedesche se ne è andata a meno di un mese dal quarto anniversario dell’apertura del suo museo, il Museo Helga de Alvear di Cáceres, una celebrazione a cui aveva lavorato con passione e in prima persona come sempre faceva.

Gallerista e soprattutto collezionista, Helga de Alvear (nata Müller; Kirn, Germania, 1936-Madrid, 2025) è stata un personaggio chiave nello sviluppo del sistema dell’arte spagnolo, protagonista essenziale di quel ristretto gruppo di donne formato tra le altre da Juana de Aizpuru (che chiuse nel 2023 la sua galleria) e Rosina Gómez Baeza, alle quali si deve la creazione di Arco, la fiera d’arte contemporanea più importante della Spagna (che quest’anno si è celebrata per la prima volta senza la sua presenza, ma con un minuto di silenzio e un fragoroso applauso in suo ricordo all’apertura delle porte). Come sempre all’entrata del Padiglione 7, c’era lo stand della galleria che Helga de Alvear aprì nel 1995 a Madrid, anche se con uno spazio ridotto della metà e un allestimento completamente diverso da quello previsto. «La morte di Helga è stata assolutamente inaspettata, quindi mentre stiamo ancora cercando di raccapezzarci, in un omaggio postumo alla sua persona e al suo insegnamento, abbiamo deciso di esporre alcuni dei suoi ultimi acquisti realizzati a Arco Madrid e Arco Lisbona, che naturalmente non sono in vendita», ha dichiarato Alberto Gallardo, direttore della galleria e mano destra della collezionista negli ultimi vent’anni.

Ancora non ci sono notizie certe sul futuro della celebre galleria, situata a due isolati scarsi dal Museo Reina Sofía, che la stessa de Alvear contribuì a fondare. Ciò che appare certo è che la gestione della galleria rimarrà totalmente svincolato dal Museo Helga de Alvear di Cáceres, che resta proprietario della collezione formata da più di 3mila opere di circa 500 artisti. Non si tratta di una raccolta enciclopedica o storica, non segue la moda né gli artisti più quotati e non è stata pensata certo come un investimento. «L’essere umano si esprime in modi diversi, Helga de Alvear decise di farlo attraverso la sua collezione. Fu il suo modo di capire la realtà ed immaginare l’universo. Collezionare era il suo modo di stare al mondo» afferma Manuel Borja-Villel, ex direttore del Reina Sofía, che considera la Collezione de Alvear una delle più significative d’Europa.

Olafur Eliasson, «Echo Activity», 2017. Foto: Joaquin Cortes

Comprò la sua prima opera nel 1967, iniziando con i pittori del Gruppo El Paso, Antonio Saura e Manolo Millares, e poi negli anni ’80 si dedicò alla fotografia, alle installazioni e alla performance, mantenendo sempre un punto di vista eclettico. Senza tentare di ricostruire la storia dell’arte recente o dei movimenti che la strutturano, Helga de Alvear acquisiva le opere che la interessavano perché costituivano un riflesso concettuale o metaforico del mondo in cui viveva.

«Era una leader visionaria che ha avuto un impatto indelebile sugli artisti con cui ha lavorato, sui suoi colleghi, sui suoi numerosi amici, afferma Sandra Guimarães, direttrice del museo dal settembre 2023. Helga ha sempre apprezzato l’arte e i suoi rapporti con gli artisti più di ogni altra cosa. Ha creato una Fondazione e un Museo il cui impatto ha arricchito e continuerà ad arricchire la vita di migliaia di persone attraverso l’arte. Grazie alla sua generosità e al suo forte impegno verso la società, oggi la Spagna possiede una delle più importanti collezioni d’Europa di arte contemporanea internazionale e possiamo continuare a lavorare per realizzare il suo sogno: trasformare la vita delle persone attraverso l’arte».

A Helga de Alvear interessava ogni opera per sé stessa, per quello che le trasmetteva e soprattutto le interessavano gli artisti, di cui si occupava con una dedizione da gallerista d’altri tempi. Uno dei suoi preferiti è stato da sempre Santiago Sierra, che ora sarà protagonista della prima grande mostra del museo «post Helga» intitolata «Barro, The Maëlstrom, Archive and Black Flag» (dal 20 maggio al 21 settembre). Al centro della mostra sarà l’esplorazione di temi quali l’immigrazione, lo sfruttamento, la devastazione coloniale e l’anarchismo, mettendo in evidenza le tensioni tra ambito economico, etico ed estetico, attraverso opere storiche e altre più recenti mai esposte prima, alcune di proprietà della Collezione Helga de Alvear e altre prodotte appositamente per la mostra, tra cui spicca un monumentale lavoro site specific.

La morte di Helga de Alvear lascia un gran vuoto sia intellettuale che operativo, ma non esistono motivi di preoccupazione per la continuità del suo museo e del lascito della sua collezione alla città di Cáceres. «Helga ha lasciato tutto chiaro e in ordine e noi continueremo a celebrare la sua vita e ad avere cura del suo lascito», ha assicurato una portavoce del museo, confermando che l’anniversario verrà celebrato come previsto, anche se ci saranno dei cambiamenti dettati dalla nuova situazione. «Rinnoveremo molte delle sale dedicate alla collezione per mostrare le ultime acquisizioni, tra cui varie opere mai esposte prima d’ora», spiega la direttrice Sandra Guimarães.

Mentre prepara i tributi dedicati alla fondatrice, Guimarães mantiene e amplia la celebrazione di «Nothing exists in isolation. A celebration of collectivity» (Niente esiste in isolamento. Una celebrazione della collettività), un programma speciale ideato personalmente da Helga de Alvear in collaborazione con l’artista Ryan Gander, in cui si invita il pubblico a formare parte di una celebrazione che trascende i confini del museo e reinventa i modi di viverlo. «Il suo obiettivo era che nel museo il pubblico vivesse un’esperienza trasformatrice. Helga de Alvear occuperà per sempre un posto tutto suo nella storia dell'arte contemporanea», conclude la direttrice.

Tomás Saraceno, «GJ 649 b/M+nl», 2017. Foto: Joaquin Cortes

Roberta Bosco, 26 marzo 2025 | © Riproduzione riservata

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