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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliUna mostra al Castello di Giulio II nel Parco Archeologico di Ostia Antica mette a fuoco il ruolo delle antiche città di Ostia e Porto quali irradiatrici del Cristianesimo a Roma, nell’impero e, di conseguenza, nel mondo. Il titolo, «In hoc signo. Testimonianze cristiane tra Ostia e Porto», fa infatti riferimento alle parole apparse in sogno, accompagnate dal monogramma di Cristo, secondo la leggenda, all’imperatore Costantino prima della vittoriosa battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. contro Massenzio: «In hoc signo vinces», sotto questo segno vincerai (la mostra è curata da Alessandro D’Alessio, Dario Daffara e Cristina Genovese, 21 maggio-21 novembre).
La città di Portus, situata 7 km a nord di Ostia Antica, nasce nel I secolo d.C., con l’inizio dei lavori per il grande porto marittimo voluto dall’imperatore Claudio nel 42 d.C., per sopperire all’insabbiamento dello scalo di Ostia, posto alla foce del Tevere. Il complesso venne notevolmente ampliato dall’imperatore Traiano a inizio I secolo d.C., che aggiunse un grande bacino esagonale, progettato da Apollodoro di Damasco. Ostia e Portus, dunque, quali porte di Roma sul mare, costituirono un sistema di approvvigionamento tanto materiale quanto, dal III secolo in poi, spirituale, della capitale dell’impero. Nella città di Ostia, i ritrovamenti archeologici testimoniano, per esempio, l’impiego del monogramma cristiano («chrismon») su molti oggetti legati alla vita quotidiana, in particolare su lucerne, oltre che su anelli e su altre suppellettili domestiche, mentre nella sfera funeraria la diffusione del culto è suggerita dai contenitori in vetro con iscrizioni a lettere d’oro, chiamati «refrigeria», utilizzati durante i banchetti funebri in onore dei defunti.
A Ostia inoltre vengono innalzati luoghi di culto di minori dimensioni, come l’oratorio di Ciriaco presso il Teatro e l’oratorio delle Terme del Mitra presso via della Foce: da quest’area provengono i frammenti di una grande mensa marmorea decorata con le raffigurazioni degli Apostoli e del Giardino dell’Eden, che in occasione della mostra tornano a Ostia per la prima volta dalla loro scoperta nel 1862, grazie a un prestito della Banca d’Italia, nelle cui collezioni sono nel frattempo confluiti.
A Portus, la costruzione di una basilica documenta quanto la progressiva evoluzione in città portuale sia stata accompagnata dall’affermazione e diffusione del culto cristiano. Sempre in ambito portuense, nel comprensorio dell’Isola Sacra (necropoli di Portus), si trova un’altra potente testimonianza dell’identità cristiana del territorio: la basilica ad corpus, dedicata alla fine del IV secolo dal vescovo Eraclida al martire portuense Ippolito ed eretta su una serie di preesistenze nel luogo in cui, secondo la tradizione martirologica, sarebbe avvenuto il supplizio di Ippolito, gettato in un pozzo. La mostra documenta questa trasformazione epocale della vita esteriore e interiore dell’Occidente, con testimonianze storiche e religiose che giungono fino all’Alto Medioevo, quando Ostia e Portus vennero progressivamente abbandonate, per gli insabbiamenti del Tevere e per le invasioni saracene.
Pilastrino con monogramma cristiano dalle Terme del Mitra