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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliUna fessura attraversa la vetrina nera di Conciliazione 5 invitando i passanti a infilare lo sguardo in una cavità buia e a mettere alla prova le proprie percezioni. Quella caverna alla quale Sant’Agostino paragonava la memoria, archivio interiore dell’anima, nel Libro X delle sue Confessioni, diventa per l’artista cinese Pan Daijing uno spazio interiore vivo, una sorta di libro da interpretare come strumento di conoscenza. Fino al 16 ottobre l’artista e compositrice cinese, la cui pratica oscilla tra arte visiva e musica, porta a Roma la propria performance concepita appositamente per il secondo capitolo di «Leggere di nuovo», il ciclo del Dicastero per la Cultura e l’Educazione dedicato alla lettura e curato quest’anno dallo storico dell’arte Donatien Grau per Conciliazione 5.
L’intervento di Pan Daijin, che segue quello dell’artista contemporaneo George Rouy, rientra nell’identità di Conciliazione 5, una finestra sempre aperta sull’arte e sulla sua capacità di misurarsi con i grandi temi del nostro tempo, generando nuove domande e aprendo a una possibilità di trasformazione, non solo sul piano culturale e civile, ma anche spirituale. «In ogni opera di Pan Daijin, sottolinea il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, c’è un momento in cui lo spettatore smette di essere tale. La sua opera commissionata dal Dicastero non è una mostra, ma uno spazio, un’emozione che chiede al pubblico di lasciarsi toccare, è un’immersione caratterizzata da elementi diversi. Il lavoro di Pan interpreta la lettura come esperienza integrale dell’umano. Nelle opere di Pan i sensi non restano nei loro confini. È sfidante il fatto che l’artista abbia trasformato la Galleria in una caverna, un luogo in cui si mette alla prova la percezione».
Come ha sottolineato il curatore Donatien Grau nel suo intervento durante la presentazione dell’opera, «il percorso di Pan è stato un continuo processo di scoperta di sé e del mondo, un’indagine sulla vita come struttura metafisica. La sua scelta è stata quella di dire: E se Conciliazione 5 non fosse una cornice in cui presentare un’opera, ma fosse in realtà l’opera stessa? E se, in questo anno dedicato alla lettura, Conciliazione 5 fosse il libro e lo spazio espositivo fosse il libro? E se la nostra esperienza dell’opera fosse l’esperienza della lettura di un libro?»
L’artista ha realizzato un intervento architettonico e scultoreo al tempo stesso, includendo video e musica. La sua opera è un invito a «trovare il silenzio dentro noi stessi», lontani da un mondo a volte troppo rumoroso. «Partendo dal vetro e dall’architettura dello spazio non come una cornice in cui presentare l’arte, ma come una realtà da vivere di per sé, la cui fisicità è parte integrante del processo creativo, prosegue Donatien Grau, l’artista mostra come il processo di lettura sia al tempo stesso intimo e pubblico. Tenendo conto della posizione di Conciliazione 5 come finestra sulla strada, l’artista si sofferma sullo spazio per mettere in discussione e, al contempo, sviluppare la nostra percezione di ciò che vi si trova». Entrando nello spazio intimo della lettura ci si imbatte nello sguardo di un altro essere umano: quello dell’artista. Si crea in questo modo una «mise en abyme» della lettura, sguardo contro sguardo. Ogni notte, a mezzanotte, una composizione musicale realizzata da Pan Daijin viene diffusa lungo via della Conciliazione, allargando ulteriormente l’esperienza dell’opera.