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Redazione
Leggi i suoi articoliAlla vigilia della chiusura del Padiglione della Russia (rimasto aperto solo durante i giorni di preview della 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, 5-8 maggio), il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha rilasciato un’intervista al «Corriere della Sera» in cui afferma che «non c’è dubbio: alla Biennale ha vinto Putin».
Il Padiglione, al cui interno sono allestiti alberi e fiori per fare da cornice alle voci di più di 50 giovani musicisti, poeti e filosofi internazionali, si presenta come un festival musicale, ma «a leggere gli articoli di stampa, non mi pare che nel Padiglione russo ci siano persone nelle condizioni di poter esprimere il dissenso nei confronti del loro regime sottoposto a sanzioni», continua Giuli, che si augura di «lasciare finalmente alle spalle ogni polemica di queste settimane».
La questione, che infiamma da mesi le pagine cartacee e digitali dei principali canali di comunicazione, riguarda la scelta del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di permettere alla Russia di partecipare all’edizione di quest’anno, dopo un lungo periodo di «assenza». «Lui ha avvertito il Governo italiano che avrebbe aperto il Padiglione russo soltanto a febbraio scorso, soltanto a cose fatte, io invece al suo posto avrei subito richiesto un’udienza corale alla premier, al Ministro degli Esteri, al Ministro della Cultura per dire: la Russia chiede di partecipare, noi che facciamo?», sostiene Giuli.
Il Ministro, infatti, si è sempre dimostrato contrario alla decisione di Buttafuoco, pur rispettandone le motivazioni e la persona: «Sul caso specifico della partecipazione russa alla Biennale dissento completamente, ma comunque vada a finire, non esisterà mai in questo mondo assurdo una persona che avrò ammirato come ammiro lui…È più che un amico». Ciononostante afferma che «Buttafuoco, fosse stato al mio posto, avrebbe fatto ciò che ho fatto io, rispettando tutte le regole e le procedure per difendere la reputazione dell’Italia di fronte all’Europa e al mondo. lo però non avrei mai fatto, al posto di Pietrangelo, quello che ha fatto lui».
Il ministro Giuli aveva annunciato che non avrebbe presenziato alla cerimonia di apertura della Mostra, ma vi si recherà il 20 maggio: «andrò a Venezia a visitare il Padiglione Italia curato da Cecilia Canziani con le opere di Chiara Camoni e a rendere omaggio a tutta la Biennale e all’arte mondiale, perché l’istituzione Biennale merita sempre rispetto. È la gestione di questa Biennale Arte che riteniamo sbagliata. Non so comunque se Buttafuoco in agenda avrà altri impegni». E alla domanda se visiterà il Padiglione russo risponde: «Sarà chiuso, per fortuna. Comunque io non sono un ispettore, non vado là a fare controlli né ho mai pensato di mettere i sigilli al padiglione. lo ho sempre e solo voluto esprimere all’Ucraina e all’Europa il forte dissenso del Governo italiano. Ma perfino in Ucraina, quando sono stato a Leopoli a parlare di ricostruzione, ho difeso l’autonomia della Biennale. Lo ha spiegato chiaramente anche Giorgia Meloni: disaccordo sulla partecipazione della Russia sì, ma l’autonomia è un confine che non possiamo valicare».