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Raffaella Fiorella, Pure il vento

Courtesy of Muratcentoventidue

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Raffaella Fiorella, Pure il vento

Courtesy of Muratcentoventidue

Raffaele Fiorella, tra memoria digitale e paesaggio in movimento

L'artista pugliese crea un ambiente sospeso, in cui il passato riaffiora senza idealizzazioni ma attraverso visioni frammentarie e intermittenti

Anna Saba Didonato

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Spazio e tempo, solidità della materia ed evanescenza digitale si toccano nelle opere di Raffaele Fiorella (Barletta, 1979), generando un sentimento di nostalgia che pervade gli ambienti della galleria barese Muratcentoventidue, dove è ospitata la personale dell’artista (fino al 30 giugno). «Pure il vento», questo il titolo, crea un ambiente sospeso, in cui il passato riaffiora senza idealizzazioni ma attraverso visioni frammentarie e intermittenti. Nella videoinstallazione a «tappeto», i quattro video che si susseguono, della durata di otto minuti ciascuno, sono interamente realizzati con materiale digitale recuperato dal dispositivo mobile dell’artista, diversamente destinato a cadere nell’oblio tecnologico. I filmati sono assemblati in un’unica visione in cui la narrazione non segue criteri di linearità ma risulta simultanea, con effetti quasi psichedelici. Paesaggi marini, uccelli in volo, filari di alberi e piante, cieli azzurri attraversati da nuvole leggere che si rincorrono a ritmi accelerati e ripetuti, come in un eterno ritorno. L’altra videoinstallazione, a forma di aquilone e proiettata sulla stessa struttura del gioco, dà una visione a volo d’uccello, come se lo spettatore stesse volteggiando con lui, sospeso nell’aria.

Raffaella Fiorella, Pure il vento. Courtesy of Muratcentoventidue

Raffaella Fiorella, Pure il vento. Courtesy of Muratcentoventidue

Un senso poetico e di leggerezza aleggia ovunque tra le opere esposte: sulla videoanimazione che ritrae il volo di un gabbiano, realizzata con la tecnica del rotoscopio, così come sulla stampa dorata, su fondo bianco, di uno dei frame; sulle piccole sculture antropomorfe in terracotta, che accolgono i visitatori all’ingresso, ordinatamente sedute su una mensola, quasi oggetto di metamorfosi nell’attesa di qualcosa o qualcuno che arriverà. Caratterizzate da forme proprie, le plastiche sono tutte diverse e perlopiù organiche, con fioriture, protuberanze o strutture policefale. Perché lo scorrere del tempo, come «pure il vento», muta inesorabilmente ogni cosa. Sposta semi, suoni, visioni, ricordi e storie da un luogo a un altro, da un’epoca a un’altra. Ed ecco che nel punto di tangenza tra spazio e tempo affiora quel sentimento della nostalgia, amplificato dall’ambiente sonoro creato appositamente da Gabriele Strada, giovane artista multimediale. La percezione non è quella di uno stato d’animo dolente quanto l’effetto di una capacità narrativa in grado di rileggere il passato, accettarne le criticità ed esercitare una riflessione critica sul presente elaborando un senso per il futuro.

Anna Saba Didonato, 03 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Raffaele Fiorella, tra memoria digitale e paesaggio in movimento | Anna Saba Didonato

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