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SCISCIORÉ, ovvero il design alpino come industria, gioco e cultura materiale

Trentino-Alto Adige come laboratorio progettuale contemporaneo, tra manifattura, outdoor, artigianato, prototipi e ricerca radicale

All’ADI Design Museum di Milano, SCISCIORÉ. Il gioco come gesto alpino affronta il rapporto tra cultura alpina, produzione industriale e design contemporaneo nel territorio del Trentino-Alto Adige. Curata da Anna Quinz e organizzata da franzLAB, la mostra si concentra sul modo in cui il contesto alpino genera nel tempo un linguaggio progettuale specifico, capace di muoversi tra artigianato, manifattura, sperimentazione tecnica e ricerca formale. Il progetto riunisce oltre cento oggetti realizzati da più di settanta tra designer, aziende, studi, artigiani e produttori legati al territorio, da icone del design a prototipi, oggetti della tradizione, sperimentazioni industriali, attrezzature sportive, giocattoli, maschere rituali e pezzi al confine con il collectible design. Il risultato è da un lato una mostra lineare sul design alpino, dall’altro una mappatura di pratiche produttive molto diverse tra loro, accomunate da un rapporto diretto con materiali, limiti tecnici e adattamento al territorio. La chiave interpretativa scelta da Anna Quinz è quella del gioco come metodo progettuale. Il termine ladino “sciscioré”, che in Val Badia indica il gioco delle biglie, viene trasformato in una categoria critica capace di leggere il design come esercizio continuo di sperimentazione, montaggio, equilibrio, trasformazione e capacità di reagire ai vincoli ambientali, con una lettura del territorio alpino come spazio produttivo autonomo, storicamente abituato a lavorare tra scarsità di risorse, precisione tecnica e cultura materiale. La mostra mette in relazione produzione industriale e saperi artigianali. Accanto a figure storiche come Ettore Sottsass Jr., Luciano Baldessari, Achille e Pier Giacomo Castiglioni o Gianni Pettena, compaiono infatti aziende come Salewa, La Sportiva, Plank, Magis, Flos e Barth, insieme a designer contemporanei come Martino Gamper, Luca Boscardin, Harry Thaler, Marco Dessí e Ignacio Merino. Il dialogo tra questi mondi è uno degli aspetti più interessanti del progetto: la montagna emerge sia come scenario identitario sia come ecosistema produttivo in cui convivono industria seriale, prototipazione, ricerca indipendente, design radicale e cultura vernacolare. Molti degli oggetti esposti raccontano la continuità tra innovazione tecnica e tradizione materiale. Lo scarpone Masterlite progettato da MM Design per Garmont, premiato con il Compasso d’Oro, dialoga con prototipi sperimentali, mobili modulari, giocattoli lignei, lampade e oggetti nati tra falegnameria, lavorazione del vetro e ricerca industriale. Anche materiali molto diversi — legno, plastica, tessuto, sughero, metallo, vetro, ceramica — vengono trattati come strumenti progettuali direttamente legati alla funzione, alla resistenza e alla manipolazione tecnica, delineando nuove geografie del design italiano, mostrando come molti dei processi più interessanti nascano oggi fuori dai tradizionali centri metropolitani. Anche l’allestimento progettato da insalata-mista studio e realizzato da Barth riflette questa impostazione.

 

Rosalba Cignetti, 25 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

SCISCIORÉ, ovvero il design alpino come industria, gioco e cultura materiale | Rosalba Cignetti

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