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Mapping del progetto per Casa Batlló Contemporary, Barcellona

Foto: Claudia Mauriño

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Mapping del progetto per Casa Batlló Contemporary, Barcellona

Foto: Claudia Mauriño

United Visual Artists ha inaugurato un nuovo spazio espositivo a Casa Batlló a Barcellona

Matt Clark, fondatore del collettivo londinese, illustra il mapping sulla facciata e la mostra nell’edificio di Antonio Gaudí

Roberta Bosco

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«Questo insieme di opere è un’ode all’universo in costante evoluzione, luogo di ambivalenze e cambi, che a volte possiamo vedere, altre sentire, ma che nella maggioranza dei casi, non riusciamo a percepire». Così l’artista britannico Matt Clark, fondatore e direttore del celebre studio londinese United Visual Artists (Uva) definisce le sette opere prodotte espressamente per la mostra «Behind the Façade» (fino al 17 maggio) che inaugura il programma regolare di Casa Battló Contemporary, il nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea della Casa Battló, il celeberrimo edificio di Antoni Gaudí sul paseo de Gracia di Barcellona. «Casa Battló Contemporary nasce per creare le condizioni che permettano al legato di Gaudí di continuare a espandersi attraverso le opere degli artisti contemporanei. In questo caso, la mostra è un progetto sperimentale concepito per ampliare e approfondire l’esperienza di “Hidden Order”, il video mapping che United Visual Artists ha realizzato per la facciata dell’edificio», spiega Maria Bernat, direttrice artistica di Casa Battló, annunciando che produrranno ogni anno due mostre: una vincolata al mapping e l’altra indipendente, ma entrambe concepite ex professo per Casa Battló. Il mapping, che unisce uno degli edifici più iconici del grande architetto modernista con le interpretazioni più radicali e avanguardiste della contemporaneità, arriva alla sua quinta edizione convertito in uno degli eventi culturali spagnoli più attesi dell’anno, capace di riunire in un solo fine settimana un pubblico di oltre 100mila persone. «Dopo Refik Anadol e l’italiano Quayola, quest’anno il mapping di United Visual Artists e l’inaugurazione del nuovo spazio espositivo al secondo piano, hanno dato il via alle celebrazioni per il centenario della morte di Gaudí. È la prima volta che Clark si cimenta in un mapping e anche che, attraverso la mostra, si stabilisce un dialogo tra l’esterno e l’interno dell’edificio», continua Bernat, rappresentante dell’ultima generazione della famiglia di imprenditori dolciari che inventò i celebri Chupa Chups, proprietaria della casa di Gaudí dal 2002. Concepita come una performance visiva a grande scala, «Hidden Order» interviene sulla già di per sé fantasmagorica facciata della costruzione gaudiniana con uno spettacolo di luce, suoni e movimento che esplora la tensione tra l’ordine e il caos, fulcro della pratica artistica di Clark. «Il titolo del mapping dialoga con “Gaudí, l’ordine invisibile”, slogan ufficiale dell’Anno Gaudí, che mette in rilievo la capacità dell’architetto modernista di combinare immaginazione e rigore scientifico attraverso l’osservazione della natura», spiega Bernat, rimarcando che sotto il caos apparente esiste una struttura modellata da sagome, geometrie e leggi naturali.

«Conoscere l’architettura di Gaudí mi ha provocato un enorme impatto visivo ed emotivo. Addentrarsi nella Casa Battló è come stare all’interno di un corpo vivo, di un insieme di cellule. La grande sfida è stata tradurre questa sensazione in immagini per poterla condividere con il pubblico e per farlo ho utilizzato la danza e i movimenti della ballerina giapponese Fukiko Takase. L’edificio risponde al corpo e il corpo risponde all’edificio», spiega Matt Clark, primo artista del ciclo a introdurre l’essere umano nel mapping attraverso un processo di motion capture che è stato realizzato a Londra, dopo che Fukiko Takase ha composto le sue coreografie ballando nella Casa Battló e nel Palau Güell. Grazie a un sistema di telecamere a infrarossi, la coreografia di Takase viene trasformata, moltiplicata e reinterpretata in strutture visive dinamiche, che integrano la forma della ballerina direttamente nella superficie architettonica, provocando la sorprendente sensazione di un corpo tridimensionale che emerge dall’edificio. «Il movimento di Takase si costruisce in contatto diretto con la Casa Battló. Danzando al suo interno, la ballerina ha reagito alle sue curve, ai suoi materiali e alla sua atmosfera, trattando l’architettura come un partner e non come un semplice sfondo. In stretto dialogo con l’opera e la danza, il compositore Daniel J. Thibaut ha creato una colonna sonora che attinge alla geometria e agli schemi naturali, guidando l’opera attraverso fasi distinte. La partitura permette così alla facciata di trovare la propria voce, unendo suono, movimento e luce in un’unica esperienza performativa», affermava Clark poche ore prima della prova generale del venerdì sera, preludio di un weekend in cui le proiezioni si sono susseguite ogni mezz’ora dal calar del sole fino alla mezzanotte.

Concepita come estensione di «Hidden Order», la mostra «Behind the Façade» è un contrappunto più lento e riflessivo al mapping, che permette di osservare più da vicino le idee e i processi alla base dell’opera. Il percorso espositivo si snoda come un viaggio dall’oscurità alla luce, tracciando i cicli del giorno e della notte, dell’ordine e del caos, attraverso animazioni, proiezioni e sculture cinetiche. «Gaudí diceva che la linea retta appartiene all’uomo e la curva a Dio. Credeva che la natura fosse governata da principi geometrici. Come artista, io sono sempre stato attratto dai sistemi nascosti sotto la superficie, quelle strutture che silenziosamente plasmano il mondo che ci circonda», rivela Clark.

«Per Gaudí, la geometria era il linguaggio della logica nascosta della natura, credeva che sotto la sua complessità si celasse un ordine più profondo, che io ho voluto esprimere attraverso il movimento umano piuttosto che con mezzi puramente estetici. In questo modo l’opera stabilisce un dialogo tra architettura, geometria e movimento attraverso la danza, collocandosi tra coreografia e architettura. Gaudí vedeva ordine dove altri vedevano ornamento», spiega l’artista. Una figura chiave della sua ricerca è stato Ramon Llull, filosofo e mistico maiorchino del XIII secolo, considerato un precursore del pensiero algoritmico. «Il suo sistema “Ars Magna”, basato su diagrammi e ruote rotanti, cercava di svelare l’ordine nascosto del mondo attraverso la logica e la geometria. Sia Llull sia Gaudí condividevano una visione della natura come sistema strutturato e intellegibile», conclude Clark, senza nascondere la sua passione per i due creatori.

Una veduta della mostra «Behind the Façade» a Casa Battló

Roberta Bosco, 02 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

United Visual Artists ha inaugurato un nuovo spazio espositivo a Casa Batlló a Barcellona | Roberta Bosco

United Visual Artists ha inaugurato un nuovo spazio espositivo a Casa Batlló a Barcellona | Roberta Bosco