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Anna Saba Didonato
Leggi i suoi articoliGli spazi del Museo Nuova Era di Bari accolgono, fino al 16 giugno, una straniante quadreria monocromatica di cui è autrice Natascia Nappi Abbattista (Varese, 1977). Si tratta di ben 680 ritratti, realizzati dall’artista nell’arco di un anno, con una tecnica pittorica essenziale ma espressiva, a base di smalto e carta da spolvero. La moltitudine di volti, dipinti su fogli ocra, si staglia prepotentemente sulle pareti bianche della galleria, fondata nel ‘91 e diretta da Rosemarie Sansonetti, artista e gallerista. I dipinti rappresentano un’umanità varia composta da soggetti di diverse fasce di età, tratti da archivi personali, dalla cronaca e dal web, e sono il risultato di un’indagine sociale volta ad analizzare la vulnerabilità nell’altro. In essi la scissione tra l’individuo e la sua intima essenza, causata da una ferita o un trauma, implica la perdita di controllo della propria identità mentre la lente deformante del grottesco espone i soggetti al ridicolo, al comico, col rischio che ne venga scalfita la dignità. Il corpus di ritratti è solo una parte della mostra dedicata all’Abbattista, a cura di Francesco Paolo del Re,«Alienat» (2025/26), titolo che da una parte gioca con il nome dell’artista, Natascia/Nat , dall’altra esplicita l’effetto del senso di straniamento (oltre ad indicare la volontà di non dare una definizione di genere).
Natascia Nappi Abbattista, «Nuche», 2026. Courtesy of Museo Nuova Era
Natasha Nappi Abbattista, «Alienat», 2025-26. Courtesy of Museo Nuova Era
Con «Nuche» (2026), più intenso è il senso di isolamento e incomunicabilità che si frappone tra i soggetti fotografati, di spalle, e lo spettatore, ridotto a un ruolo passivo, mentre lo slide-show procede velocemente al ritmo incalzante di una base musicale. Infine in «Hit the target» (2025), che può ricordare alcune opere dell’artista pugliese Cristiano de Gaetano (Taranto, 1975 – 2013): tre sagome fotografiche, che ritraggono l’artista bambina in braccio a sua madre e a due sconosciuti, diventano bersagli che i visitatori sono invitati a centrare con delle freccette. Colpire l’immagine di una bambina, fino alla distruzione dell’opera, è certamente un atto politicamente scorretto, che però mette in evidenza le difficoltà e la complessità dell’infanzia, contrariamente all’idealizzazione cui normalmente è sottoposta. Natascia Nappi Abbattista invita a riflettere sul fatto che nessuno di noi è al sicuro, ciascuno, al contrario, può diventare target ed essere colpito, ferito, alienato.