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Le gallerie chiudono perché si fanno troppe fiere o viceversa?

Una veduta di Arte Fiera nel giorno dell'apertura

Le gallerie chiudono perché si fanno troppe fiere o viceversa? Oggi una larga parte del mercato dell’arte contemporanea e non solo si svolge in fiera (un centinaio quelle organizzate nel mondo ogni anno, per limitare il numero a quelle più accreditate e incentrate sull’arte contemporanea; una decina, di varia qualità e importanza, in Italia) oppure online.

Questioni di praticità ma anche di cambiamento nel rapporto tra l’arte contemporanea e il suo pubblico, sempre più «partecipativo»: come tale necessita di un palcoscenico attraente e variegato, in cui, fra le migliaia di comparse, i veri attori sono i collezionisti. Costoro, ormai è chiaro in un panorama estetico privo di tendenze riconoscibili, sono i veri sostenitori e forse addirittura gli ispiratori del vacuo eclettismo dominante.

Per queste ragioni non stupisce che, a Roma, Alessandro Nicosia, noto per aver tramutato il Vittoriano in sede per mostre molto popolari, tenterà di lanciare una nuova fiera là dove dove non riuscì a sfondare neanche un «fairman» come Roberto Casiraghi: evidentemente Nicosia è convinto che in dieci anni le cose siano cambiate persino a Roma. Sulla fiera, che sarà allestita nella «Nuvola» di Fuksas all’Eur, i pareri sono discordi, ma Mauro Stefanini, presidente dell’Associazione nazionale di categoria, si dichiara fiducioso.

Si parla di sponsor importanti (BancaImpresa fra gli altri) e del patrocinio del Ministero degli Esteri, mentre Nicosia assicura di avere in tasca l’adesione di numerose star italiane e internazionali. A Bologna, intanto, il direttore Simone Menegoi ha riconquistato la fiducia di alcuni espositori italiani di peso, come Persano e Calarota.

Si contano invece sulle dita di una mano le partecipazioni straniere, che evidentemente preferiscono Artissima, «nata» internazionale. Resta comunque il fatto che, con Artissima, Arte Fiera è la mostra mercato d’arte moderna e contemporanea più amata dal pubblico.

Menegoi, al suo secondo anno di direzione, ha dimostrato che per garantire un’esistenza più che dignitosa a una fiera in un mercato iperfieristico è sufficiente dare una ripulita e inventare (impresa forse meno ardua) sezioni accattivanti: quest’anno era molto attesa quella sulla pittura del XXI secolo, una mossa opportuna ora che il collezionismo sta ripiegando su oggetti e valori esponibili e rivendibili.

Ma perché oggi c’è così tanto spazio per tutti? Perché ormai, in un sistema di mercato che vive sempre più sulla massima dilatazione e capillarità geografica e sociale, per le gallerie più fiere ci sono e meglio è. E in questo contesto non c’è da stupirsi se anche una rassegna che sembrava al tramonto, come quella di Bologna, ritrovi energie ed espositori.

Pragmatiche, ma ineccepibili, le parole di un gallerista di nuova generazione: «Il mercato oggi è un immenso casinò. Chi è più ricco vince quasi sempre, perché può puntare su più numeri e su più tavoli. E magari una galleria come Hauser & Wirth una fiche su Roma la può anche mettere senza rischiare nulla». Faites vos jeux.

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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