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Transfert freudiano alla Royal Academy

50 autoritratti di Lucian, che si dipingeva «come se fossi qualcun altro»

Lucien Freud «Reflection (Self Portrait)» 1985

Londra. Sembra che Lucian Freud abbia sempre rivolto lo sguardo verso se stesso con una certa naturalezza, forse avvantaggiato dalla tendenza alla psicanalisi ereditata dal nonno paterno, Sigmund. «Per rappresentare se stessi bisogna dipingersi come se si fosse qualcun altro», sosteneva il pittore tedesco cresciuto a Londra.

Tra gli artisti più acclamati degli ultimi decenni, Lucian Freud (1922-2011) è forse quello che più di ogni altro ha ritratto la propria persona; dal 27 ottobre al 26 gennaio oltre 50 dei suoi autoritratti sono esposti alla Royal Academy.

Dal primo, realizzato nel 1939, all’ultimo, dipinto 64 anni dopo, l’esposizione permette di osservare il processo di invecchiamento fisico e di evoluzione psichica dell’autore: negli anni della gioventù, Lucian Freud si è dipinto nelle vesti di eroe greco, per poi passare agli sguardi severi dell’età matura, fino alle nudità senili. Il viaggio introspettivo culmina in un’opera in cui l’artista, 81enne, si ritrae vestito soltanto di un paio di scarpe slacciate.

«Quando mi guardo non accetto l’informazione che ricevo, ecco dove nasce il problema», affermava a proposito del suo rapporto con l’autoritratto, dove il contrasto tra ricordo, desiderio e realtà dà vita a una tensione direttamente riportata su tela. Ritrattista inflessibile, Freud imponeva ai suoi modelli tempi di posa interminabili: è questo uno dei motivi per cui, in occasione del ritratto della regina Elisabetta realizzato nel 2001, scelse una tela di dimensioni ridotte, sufficiente a ritrarre soltanto il viso (e la corona) di Sua Maestà.

L’anno dopo, all’età di 80 anni, Freud realizzò il ritratto della modella Kate Moss, che ospitò nel proprio studio nei pressi di Notting Hill per 6 ore al giorno, 6 giorni alla settimana per 9 mesi.

Affascinato da Tiziano e da Francis Bacon, Freud era mosso da una passionale attrazione per il corpo in tutte le sue forme, meglio se generose: «Se ti piace la pelle, meglio trovare qualcuno che ne abbia molta», commentò riferendosi alla celebre opera «Benefits Supervisor Sleeping», che ritrae la corpulenta modella Sue Tilley mentre dorme su un divano (realizzata nel 1995, l’opera è stata venduta per 33,6 milioni di dollari nel 2008, e per oltre 56 milioni nel 2015).

Un approccio crudo non sempre gradito dai soggetti dipinti: nel 2008, poco prima che l’opera venisse esposta a Londra, si scoprì che l’antiquario Bernard Breslauer aveva distrutto il ritratto commissionato all’artista 50 anni prima, considerandolo troppo poco adulatorio.

Gli autoritratti esposti alla Royal Academy mostrano come l’autore scrutasse il proprio volto con la stessa durezza con cui ritraeva quello degli altri, guidato da un rapporto quasi ossessivo con la materia pittorica.

Bianca Bozzeda, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


  • Lucien Freud «Reflection (Self Portrait)» 1985

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