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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliIl rapporto di Domínikos Theotokópulos, El Greco, con la Catalogna, ha radici antiche. Fu il pittore modernista Santiago Rusiñol a scoprirlo a Parigi tra fin Ottocento e i primi del Novecento, e l’arrivo a Barcellona di «Le lacrime di san Pietro» e della «Maddalena penitente», due opere acquistate nella Ville Lumière, è ricordato sui giornali dell’epoca come un vero e proprio happening popolare. «Non solo scatenò un’insolita “elgrecomania” in Catalogna, ma fu anche cruciale per la riscoperta internazionale dell’artista cretese, che all’epoca occupava una posizione molto marginale nel canone della pittura ispanica. I modernisti e anche Picasso non lo consideravano una figura del passato, ma un artista contemporaneo, un modello da seguire, un paladino dell’espressione radicale con cui si identificavano», ha spiegato Ignasi Domènech, responsabile delle collezioni del Museo Cau Ferrat di Sitges, creato dallo stesso Rusiñol, dove sono conservate le due opere.
A Ignasi Domènech e Juan Antonio García Castro, ex direttore del Museo del Greco di Toledo e curatore della mostra presentata a Milano nel 2004, è stato affidato l’incarico di presentare la nuova acquisizione dei collezionisti Fernando Casacuberta e Coty Marsans, che da oggi, 25 marzo, è esposta nel centro d’arte che hanno aperto poco più di un anno fa nell’affascinante spazio dell’antico Hospital de Sant Saver, nosocomio costruito all’inizio del Quattrocento per curare i sacerdoti indigenti.
Si tratta di un imponente «Cristo in Croce», di 178 x104 cm, dipinto tra il 1585 e il 1590: Gesù, ancora vivo, con gli occhi al cielo, rivolge al Padre l’accorata invocazione «Mio Dio, mio Dio mio, perché mi hai abbandonato?», momento centrale della liturgia della Passione e del Venerdì Santo.
Un paio di anni fa la coppia di imprenditori barcellonesi ha acquistato il dipinto dal Marchese de la Motilla, che lo aveva depositato presso l’Hospital de los Venerables di Siviglia, sede della Fundación Focus. L’opera, presentata per la prima volta al pubblico nel 2014, in occasione del quarto centenario della morte del Greco, era stata scoperta nel 1908 dallo storico dell’arte Manuel Bartolomé Cossío. «Fino ad allora i proprietari non avevano dato molta importanza a quel curioso Cristo, con la testa così piccola e il corpo lungo, lungo, appeso in un angolo della cappella di famiglia», spiega Juan Antonio García Castro. I collezionisti lo hanno acquisito direttamente dai proprietari, certi che avrebbe arricchito la loro raccolta, dove imponenti tavole medievali e sculture della Corona d’Aragona convivono con dipinti di inizio secolo, in particolare quelli legati alla crudeltà e al dramma della cosiddetta «Spagna nera».
Dopo un accurato restauro durato quasi un anno e dopo essere stato collocato in una nuova austera cornice d’epoca da Horacio Pérez-Hita (un famoso corniciaio recentemente scomparso), il «Cristo in Croce» è allestito ora nel posto occupato dall’altare in quella che era la Cappella dell’Ospedale, dove ha sostituito una scultura duecentesca di Cristo, proveniente da Burgos, ricollocata adesso in un’insolita e particolarmente suggestiva posizione inclinata, visibile dalla strada attraverso una grande vetrata. Lo affiancano «La Dolorosa» di José Gutiérrez Solana e il ritratto del giudice di Zamarramala di Ignacio Zuloaga (che arrivò a possedere ben dodici opere di El Greco).
La Collezione Casacuberta Marsans è visitabile solo su prenotazione, attraverso la pagina web www.hospitalstsaver.com. «Il format della visita guidata in piccoli gruppi di massimo venti persone si sta dimostrando un successo, perché si tratta di una collezione che richiede un’esperienza particolare e intima», spiega Cèlia Querol, curatrice dell’Hospital de St Saver.
Le opere selezionate per la seconda presentazione della collezione sono perlopiù inedite, ma non mancano i pezzi più iconici, già presenti nella prima mostra. Tra le novità una sala dedicata alla Parigi di fine secolo, con opere di Hermenegildo Anglada Camarasa, Pablo Gargallo e Santiago Rusiñol, una tavola di Joan Reixach, tra i primi a introdurre lo stile fiammingo nella pittura valenziana, un’opera realizzata a quattro mani da Bartolomé Bermejo e Martín Bernat e un bastone del XII secolo fabbricato nella bottega dell’Abbazia di Silos. «Il “Cristo” del Greco stabilisce molteplici relazioni concettuali e stilistiche con le opere di Gutiérrez Solana, Ignacio Zuloaga, Joaquim Mir, Ramón Casas e Santiago Rusiñol, presenti nella collezione», chiosa la storica dell’arte Nadia Hernández, consulente della collezione.
Il «Cristo in Croce», 1585-1590, di El Greco
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