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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliNata e cresciuta a Venezia, città laboratorio per eccellenza, l’Università Iuav celebra quest'anno i 100 anni dalla sua fondazione: un intero secolo di storia durante il quale ha intrecciato, fin dall’inizio, ricerca, didattica e sperimentazione progettuale. Il progetto come strumento critico per leggere, interpretare e trasformare il mondo contemporaneo è stato sempre un punto nevralgico del suo programma. Non stupisce quindi che l’artista catalano Antoni Muntadas (Barcellona, 1942), seppur conteso dalle università di mezzo mondo, l’abbia scelta come sua seconda casa per sei mesi all’anno, durante i quali affianca alla sua pratica creativa la docenza nel Corso di laurea magistrale in Arti visive e Cinema espanso.
Pioniere della costruzione del progetto site specific e collaborativo, Muntadas è stato festeggiato ieri, lunedì 4 maggio, con una giornata a lui interamente dedicata, iniziata con una conversazione tra l’artista, la critica e storica dell’arte Angela Vettese e la curatrice Ute Meta Bauer. La conversazione a cui si sono aggiunti professionisti dell’arte, studenti, ex studenti e persone che hanno condiviso l’esperienza italiana e veneziana di Muntadas come Rosa Barba, Laura Cherubini, Anne-Marie Duguet, Marco De Michelis, Patricia de Muga, Marco Ferraris, Liliana Fracasso, Carles Guerra e Oriol Vilanova (rispettivamente curatore e artista del Padiglione della Spagna), Enric Puig, Marshall Reese, Michela Rizzo, Paolo Rosso, Carla Subrizi e Gediminas Urbonas. Una giornata che si è protratta ben oltre le 3 ore inizialmente previste e si è conclusa con l’inaugurazione della mostra dedicata ai vent'anni d’insegnamento di Muntadas.
La mostra «Muntadas. Informazione e documentazione: una selezione», aperta fino al 29 maggio nell’Aula Giardino della sede Terese dell’Università Iuav, con la curatela di Andrea Nacach, storica assistente di Muntadas, ripropone una piccola selezione della grande mostra che venne allestita nel 2025 all’Universitat Politècnica de València in occasione della consegna della Laurea honoris causa all’artista.
All’interno del chiostro dell’ex convento delle Terese è visibile un’opera iconica come «Attenzione: la percezione richiede impegno» (1999-2026), che fu esposta nel 2005 sulla facciata del Padiglione della Spagna durante la 51ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. «Muntadas era arrivato a Venezia nell’autunno del 2004 appena prima che lui stesso sapesse di essere stato scelto come rappresentante della Spagna», ricorda Angela Vettese. La frase, stampata su fondo rosso a caratteri bianchi, invita il pubblico e la comunità universitaria a non essere passivi e a partecipare attivamente a ciò che osserva. Un’opera quanto mai attuale considerando il clima di tensioni politiche che pervade quest’edizione della Biennale. «Nella metodologia di Muntadas risulta centrale la soggettività critica, dove lo sguardo personale diventa agente attraverso l’osservazione quotidiana di avvenimenti e fenomeni, con la finalità di creare una dimensione critica soggettiva. L’arte può così configurarsi come una vera e propria scuola dell’attenzione, capace di insegnare a osservare, a fermarsi, a dubitare e a guardare nuovamente; a riconoscere che ogni immagine, parola o spazio porta con sé ideologia, potere e storia», conclude Andrea Nacach.
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