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Paul Kos, Lightning , 1976, Image copyright of the artist, courtesy of Video Data Bank, School of the Art Institute of Chicago

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Paul Kos, Lightning , 1976, Image copyright of the artist, courtesy of Video Data Bank, School of the Art Institute of Chicago

A Cremona nasce (sala effe), un nuovo laboratorio per l'arte contemporanea nel Museo del Violino

Nel cuore del Museo del Violino apre (sala effe), un nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea che punta su ricerca, nuove produzioni e valorizzazione delle collezioni private. Il progetto debutta con una mostra collettiva che riunisce artisti storici e contemporanei, da Alighiero Boetti e Giorgio de Chirico a Rineke Dijkstra, On Kawara, Paola Pivi e Tarik Kiswanson.

Riccardo Deni

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Un nuovo spazio dedicato alla ricerca artistica contemporanea apre a Cremona, scegliendo una collocazione insolita e simbolica: un'ala del Museo del Violino. Si chiama (sala effe) e inaugurerà il 19 settembre con l'obiettivo di costruire una programmazione che metta in relazione artisti, collezionisti, curatori e pubblico attraverso mostre concepite come dispositivi aperti, capaci di evolversi nel tempo.

Il nome richiama le caratteristiche aperture armoniche del violino -le celebri "effe"- da cui nasce la propagazione del suono, trasformandole nella metafora di uno spazio pensato come cassa di risonanza per l'arte contemporanea. L'iniziativa rappresenta un segnale significativo per una geografia culturale italiana tradizionalmente concentrata tra Milano, Torino, Venezia e poche altre città. Cremona sceglie invece di investire in un progetto permanente che intende costruire un dialogo tra la propria identità storica e le pratiche artistiche contemporanee, mantenendo una programmazione autonoma pur all'interno del Museo del Violino.

Più che un museo tradizionale, (sala effe) si presenta come un laboratorio. L'obiettivo dichiarato è sviluppare una piattaforma flessibile, lontana sia dalle logiche commerciali sia dal modello delle grandi mostre blockbuster, alternando esposizioni curate con nuove produzioni a progetti costruiti attorno a collezioni private. È proprio quest'ultimo aspetto a distinguere maggiormente il progetto. Rendere accessibili raccolte normalmente invisibili costituisce infatti uno dei filoni principali della programmazione, contribuendo a valorizzare un patrimonio spesso determinante nella costruzione della storia dell'arte contemporanea ma raramente presentato attraverso percorsi espositivi strutturati. Una scelta che dialoga idealmente con la missione del Museo del Violino, nato anch'esso attorno alla valorizzazione di collezioni e patrimoni normalmente non accessibili.

Alla guida dell'iniziativa vi è un comitato formato da figure provenienti da diversi ambiti del sistema dell'arte: i galleristi Leonardo Caldonazzo Arvedi, Claudia Ciaccio e Paolo Zani, i collezionisti Enea Righi e Lorenzo Paini, la project manager Ilaria Dal Lago e Antonio Scoccimarro, professionista della comunicazione e della progettazione culturale. La curatela delle mostre sarà affidata di volta in volta a gruppi di lavoro variabili, coinvolgendo anche curatori e professionisti esterni. L'esordio è affidato alla mostra "La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare", curata da Paolo Zani e visitabile dal 19 settembre al 14 marzo.

Il progetto riunisce opere di Mariia Andreeva, Alighiero Boetti, Caleb Considine, Racheal Crowther, Giorgio de Chirico, Rineke Dijkstra, Jason Dodge, Peter Fischli & David Weiss, John Gerrard, Tarik Kiswanson, On Kawara, Paul Kos, Diego Perrone, Paola Pivi, Pietro Roccasalva, Hans Schabus e Damon Zucconi, costruendo un dialogo tra generazioni e linguaggi differenti.

Il percorso affronta il tema dello spazio e del tempo come categorie continuamente ridefinite dall'esperienza e dall'osservazione. L'idea curatoriale è quella di una mostra che non rimanga un dispositivo statico, ma che cambi progressivamente attraverso riallestimenti, attivazioni multidisciplinari e iniziative aperte alla città, facendo della partecipazione del pubblico un elemento integrante del progetto. L'apertura di (sala effe) conferma inoltre una tendenza sempre più evidente nel sistema italiano: la nascita di nuovi spazi di medie dimensioni che operano come piattaforme culturali ibride, costruite grazie alla collaborazione tra collezionisti, galleristi, curatori e istituzioni. Più che competere con i grandi musei, queste realtà puntano a sperimentare modelli espositivi flessibili, capaci di connettere ricerca artistica, collezionismo e produzione culturale in contesti territoriali fino a oggi rimasti ai margini delle principali geografie dell'arte contemporanea.

Riccardo Deni, 10 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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