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Maurita Cardone
Leggi i suoi articoliLa prima edizione della Upstate Photography Biennial, promossa da CPW (precedentemente noto come Center for Photography at Woodstock), s’inaugura il 30 maggio a Kingston, nello Stato di New York, e resterà aperta fino al 6 settembre. La rassegna si svolge negli spazi del CPW, recentemente trasferitosi a Kingston, in un’ex manifattura tabacchi di oltre 3.500 metri quadrati che ospita museo, centro educativo e spazi comunitari.
La Biennale nasce con l’obiettivo di offrire una ricognizione della fotografia contemporanea nell’Upstate New York, termine che indica l’insieme delle aree a nord della città di New York, caratterizzate da centri urbani di dimensioni ridotte e vaste zone rurali. Kingston, in particolare, è una cittadina dell’Hudson Valley, a circa due ore da New York City, che negli ultimi anni ha visto una crescente presenza di artisti e spazi culturali. L’evento vuole restituire la ricchezza delle pratiche fotografiche sviluppate in un «Upstate» che si sta consolidando come luogo di produzione e sperimentazione artistica.
La mostra riunisce 39 artisti selezionati in parte attraverso un’open call e in parte tramite inviti curatoriali. Tra i partecipanti ci sono nomi noti, come Stephen Shore, Lyle Ashton Harris e An-My Lê, e nomi emergenti, affiancati da una generazione più giovane proveniente dalla regione. Curata da Marina Chao e Adam Giles Ryan, entrambi curatori del CPW, la selezione riflette una pluralità di approcci e pratiche e si presenta come uno sguardo su una fotografia attenta alle trasformazioni del contemporaneo e alle loro conseguenze, usata per rappresentare esperienze personali e dimensioni collettive. Molti degli artisti in mostra, infatti, affrontano temi legati all’identità, al senso del luogo, a questioni sociali come la salute e la fragilità del corpo, al cambiamento climatico e alle trasformazioni degli spazi abitati. Il paesaggio, in particolare, viene reinterpretato come luogo di tensione tra naturale e costruito, tra memoria e mutazione. La nozione stessa di «upstate» viene problematizzata come condizione di transizione tra urbano e rurale, tra pubblico e privato, tra passato e presente. Questo aspetto riflette una realtà territoriale ibrida, in cui coesistono dinamiche urbane e dimensioni più marginali, e che diventa terreno di indagine per molti degli artisti coinvolti.
La selezione degli artisti in mostra evidenzia anche un uso diffuso di processi fotografici storici, come tintypes, cianotipie, pinhole e collage, che riportano l’attenzione sull’oggetto fotografico, una scelta che spesso nasce in reazione consapevole a un contesto dominato dalla circolazione digitale e dalla fruizione rapida delle immagini e che assume una valenza anche politica: un gesto di resistenza che rivendica il tempo, la fisicità e la permanenza della fotografia.
La mostra è accompagnata da un catalogo prodotto da CPW Book Press e da un programma di attività pubbliche. Nel corso dell’estate, la Biennale si intreccerà inoltre con altri appuntamenti del territorio, tra cui l’Upstate Art Weekend (25-29 giugno), offrendo tanti motivi in più per esplorare una regione in pieno fermento culturale.
Allison DeBritz, «I Feel Everything», 2025